NATALE OGNI DI'

Questo è un blog-ripostiglio. Un laboratorio dove preparo, seleziono, immagino quel che poi trasferisco nell'altro mio sito (www.pellizzer.splinder.com)....... Se non sono qui, vuol dire che sono dall'altra parte. Comunque entrate pure, e fate come se foste a casa vostra. Solo una raccomandazione: dopo chiudete per bene la porta. Grazie.

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domenica, 21 dicembre 2008

POMPE: FUNEBRI E NON

La porno-star rivela: è la gnocca che fa vincere Berluska (e fa stramazzare Veltroni)!

Spiega il quotidiano "L’Unità" che la disonestà premia la destra, e punisce la sinistra.
... Ma il pornoattore Rocco Siffredi racconta invece tutta un’altra storia: sarebbe la figa che fa vincere Silvio. E sarebbe ancora quella che fa inciampare Veltroni.




  Scrive (su L’Unità), Maria Novella Oppo: “Berlusconi ci è rimasto male. Pensava che, vista la malaparata giudiziaria, Veltroni si sarebbe affrettato ad allinearsi alla sacrosanta battaglia contro i giudici antropologicamente indegni. E invece no: Veltroni ha detto che i corrotti, se ci sono, se ne devono andare dal Pd e che i magistrati devono fare il loro mestiere, seppure con tutte le garanzie possibili. Insomma è proprio uno che non vuole capire e con cui è inutile trattare”.

  Scrive (sullo stesso giornale) Vincenzo Cerami:
“Quando ruba un politico di destra, gli elettori di destra lo premiano. Quando ruba un politico di sinistra, gli elettori di sinistra non vanno a votare, e premiano i ladri di destra. Insomma i furti, in qualunque ambito avvengano, fanno sempre bene alla destra. Per questo è difficile debellarli”.

  A rappresentare l’italiano medio (che magari non vota, che si finge super partes, e che si sposa in chiesa anche se è anticlericale), ci ha pensato il pornoattore -lui si definisce “porcostar”- Rocco Siffredi.
Questo arcitaliano ha voluto dire la sua su Craxi, su Berluska, su Gesù, sulla pornotax. E anche sulle pompe: le pompe funebri, e pure quelle dei gay!





Rocco Siffredi e l'intervista a luci rosse
(
di Barbara Romano, per 'Libero')

« … Mai votato in vita mia... Mentalmente sono più vicino alla sinistra, ma materialmente agisco come uno di destra... Berlusconi è un vero amatore, mi piace perché non è ipocrita. Lui va in televisione e dice: “Sono così, mi avete votato perciò non rompetemi i coglioni. Ho la Carfagna al governo perché mi piace avere una bella figa a fianco”.
… La donna è segno di potere, avere una bella figa a fianco fa sentire forti, virili, fa dire a tutti: “Cazzo, questo tromba”... I leghisti dicono di avercelo duro ma sono tutti dei flop… Veltroni lo vedo più insicuro di Berlusconi verso la donna. E’ più tradizionale, è un vero familyman.
… A 13 anni mi facevo succhiare dai gay con due amici, alla stazione di Pescara. All’epoca non c’erano ancora i trans… Da uomo, al massimo posso farmi fare un pompino.

… Il prete è stato molto comprensivo e intelligente, ha capito che volevo sposarmi e mi ha dato l’assoluzione. Io sono un ex chierichetto, provengo da una famiglia di cattolici praticanti… Credo molto in Dio, ma non troppo nelle istituzioni della Chiesa. Mi considero cristiano, ma praticante zero. Ho un rapporto personale con Gesù.
… La pornotax reintrodotta dal governo? A Berlusconi consiglio di ripensarci, è una tassa ingiusta: una vera cazzata, hanno voluto penalizzare il solo mercato che tira oltre a quello delle
pompe funebri ».



  Altri gossip come questi sono su
N.tuttoL'ANNOsu  F.& FASTIDI e, e infine su N.pureQUA .
Per questo post si consiglia questo video.
venerdì, 19 dicembre 2008

XCHE' SEI TU ROMEO?

Romeo: e chi era costui?

… Rutelli (come già ha fatto il Vaticano), dice di non conoscere questo signore. E il leader della Margherita prende le distanze  pure dal suo deputato Lusetti (che adesso sarebbe ‘solo’ un millantatore).




  Ha detto di non conoscere il suo Romeo. Nel senso dell’imprenditore -ora arrestato- Alfredo Romeo (che è stato intercettato a parlare amichevolmente con il margherito Renzo Lusetti).
... L’ex radicale Francesco Rutelli (oggi grande difensore degli invisibili embrioni, e ben introdotto nelle stanze vaticane), ha spiegato
“So che Romeo è stato tra i finanziatori della Margherita, ma con me non ha mai avuto rapporti… Gli avrò stretto la mano a qualche congresso, ma questo Alfredo Romeo non lo conosco e certamente non mi sono mai occupato dei suoi affari”.

  In quanto al suo deputato Renzo Lusetti, Rutelli ha spiegato le intercettazioni in questo modo: “Lui è fatto così: ascolta tutti, dice che si occuperà di quello che gli viene chiesto. Insomma, millanta”.
... Anche il Vaticano smentisce di aver avuto rapporti illeciti con costui. E monsignor Renato Boccardo (che evidentemente non ha mai letto Shakespeare), ha affermato di
“non aver mai sentito questo nome”
.

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Romeo And Juliet What is a youth



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NATALEtuttoL'ANNOsu  FASTI & FASTIDI , e infine su  NATALE PURE QUA .

giovedì, 18 dicembre 2008

IO NON ERO EBREO

Quelli che “…vennero a prendere gli ebrei, e non ho fatto nulla perché io non sono ebreo”.



  Ditelo a Sua Santitudine Benedictus in 13°: Gianfranco Fini (che per L’Osservatore Romano è stato meschino), ci ha costretti a riflettere sulle colpevoli distrazioni della Chiesa concordataria (e sulle meschinità di tanti presunti kattolici e antifascisti!

  E dunque, il caro Ratzinger, che lavorava per i nazisti, si chieda dov’era Santa Romana Chiesa (quella dei “perfidi giudei”), quando furono promulgate le leggi razziali!

  ... A proposito: che fecero i vari Luigi Einaudi, Padre Agostino Gemelli, Giulio Carlo Argan?  E il giovane Giorgio Bocca? E il mezzo ebreo Alberto Moravia?



    *     *     *     *     *     *     *    *    *    *    *    *

   
 Pierluigi Battista (per il Corriere della Sera)

La «non reazione» della Chiesa, certo. Ma nel '38 e negli anni successivi non reagì, non parlò, non si oppose nessuno. Il silenzio imbarazzato o accondiscendente nei confronti delle leggi razziali promulgate dal fascismo coinvolse cattolici e laici, conservatori e progressisti. Le eccezioni furono rarissime…
Vittorio Foa, che mai recriminò contro i coetanei che facevano carriera mentre lui languiva nelle prigioni fasciste, verso la fine della sua vita ruppe il suo riserbo («non so bene perché diavolo lo faccio ») e scrisse: «Non uno di quegli illustri antifascisti aveva detto una sola parola contro la cacciata degli ebrei dalle scuole, dalle università, dal lavoro, contro quella che è stata un'immonda violenza».

Dieci anni fa Giulio Andreotti si chiese perché non si fossero avviate indagini critiche «sul comportamento di senatori come Croce, De Nicola, Albertini, Frassati, che disertarono la seduta del 20 dicembre 1938 facendo passare senza opposizione la legislazione antisemita ». Vero. Ma non risultano commenti altrettanto indignati di Andreotti sulle accuse che padre Agostino Gemelli, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, mosse nel '39 all'indirizzo degli ebrei, «popolo deicida» che «va ramingo per il mondo » a scontare le conseguenze di quell'«orribile delitto».
E a proposito di Croce fa molta impressione leggere, nel libro "L'espulsione degli ebrei dalle accademie italiane" di Annalisa Capristo, l'elenco degli intellettuali che risposero con zelo ed entusiasmo al censimento per identificare «i membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti che cesseranno di far parte di dette istituzioni». Bastava una compilazione burocratica e svogliata dei moduli, per chi non avesse avuto il coraggio di sottrarsi a quel compito infame.

E invece i Giorgio Morandi e i Gianfranco Contini, i Roberto Longhi e i Natalino Sapegno, i Nicola Abbagnano e gli Antonio Banfi, gli Alessandro Passerin d'Entrèves e i Giuseppe Siri (e centinaia con loro, illustri come loro) vollero sfoggiare «l'aggiunta di esplicite dichiarazioni antisemite sotto forma di precisazioni ai vari quesiti tenuti nella scheda». Da Luigi Einaudi, che sottolineò orgoglioso «l'appartenenza alla religione cattolica ab immemorabile», a Ugo Ojetti, che fu puntuale fino alla pignoleria: «Cattolico romano, dai dieci ai sedici anni ho servito tutte le domeniche».
Solitaria eccezione, appunto, quella di Benedetto Croce, che rispedì al mittente i moduli della vergogna con impareggiabile sarcasmo: «L'unico effetto della richiesta dichiarazione sarebbe di farmi arrossire, costringendo me, che ho per cognome CROCE, all'atto odioso e ridicolo insieme di protestare che non sono ebreo, proprio quando questa gente è perseguitata».

Era già una «persecuzione »: ci voleva poco a capirlo, malgrado i risibili rosari autoassolutori del «non sapemmo » e del «non capimmo». Mentre Alberto Moravia implorava le autorità fasciste perché gli venisse data la possibilità di continuare a scrivere sulle riviste («sono cattolico fin dalla nascita, mio padre è israelita, ma mia madre è di sangue puro »), Guido Piovene recensiva rapito Contra Judeos di Telesio Interlandi. Il giovane cattolico Gabriele De Rosa (in un «libercolo » che lo storico decenni dopo avrebbe definito «goffo e scriteriato ») inveiva contro «il focolare ebraico» in Palestina, alimentato dal popolo responsabile della crocifissione di Gesù Cristo.
Il giovane Giorgio Bocca discettava sui pericoli del piano ebraico di conquista del mondo rivelata dai (falsi) Protocolli dei savi Anziani di Sion. Giulio Carlo Argan, colto collaboratore del regime per la difesa dei beni culturali e artistici, in una corrispondenza del 1939 dagli Stati Uniti dissertava sull'influenza del «potentissimo elemento ebraico» in America. Una fornitissima appendice documentaria apparsa nella seconda edizione del «lungo viaggio» di Ruggero Zangrandi «attraverso il fascismo» descrisse nel 1962 l'ampiezza del consenso servile degli intellettuali alla politica antisemita del regime, ricostruito per la prima volta in quegli stessi anni da Renzo De Felice nella Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo…

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Altre ancora
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sabato, 13 dicembre 2008

IL GOLDONE BUCATO

FERMI TUTTI !!!
 

  Il Vaticano ha deciso di darsi alle barzellette.
Incredibile ma vero: proibisce il profilattico, ma permette (solo in certe situazioni, sia chiaro!), che ci si infili un calzino bucato.



  T
utta la ridicola faccenda  IN QUESTO POST
 .
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  Questa scoreggetta vi è stata testè lanciata dal ‘fastidioso dirimpettaio’.

(Altre ancora su
NATALEtuttoL'ANNO, e su FASTI & FASTIDI).

lunedì, 08 dicembre 2008

QUESTIONE (IM)MORALE

Prima di chiedere scusa a Bettino, bisognerebbe ricordare dove sta la “questione morale”.


... Ditelo a
Sua Befana (il piduista Silvio IV) e al fido Capezzone (snobbato da Bobo Craxi)!




  P
er la serie che questi hanno sprezzo del pericolo, ma soprattutto del ridicolo: Berluska ha stabilito che nel Pd c’è “una questione morale”. E il voltagabbano Daniele Capezzone si è subito infilato, spiegando che il partito di Uòlter Veltroni dovrebbe chiedere scusa a Craxi (e lasciando intendere che l’elettorato laico e socialista vota coerentemente e compattamente per il PdL).
… Ma il figlio della buonanima (Bobo) non ha apprezzato del tutto questa ennesima ruffianata dell’ex radicale. E infatti gli ha risposto così:
«Il riconoscimento politico e storico delle ragioni di Bettino Craxi e il comportamento conseguente di molti elettori socialisti e laici non possono essere confuse con l'intruppamento dentro il Popolo delle Libertà… ciò non c'entra veramente nulla…».

  Ora, dunque, nella impossibilità di stabilire come voterebbe oggi l’esiliato di Hammamet, forse è il caso di ricordare che cosa ha combinato il ‘vedovo allegro’ della buonanima (Sua Befana Silvio IV).
… Attraverso una allegra passerella (pubblicata su L’Unità), di tutti i guai giudiziari che hanno coinvolto l’amico del cinghialone.

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     Da L’Unità on-line

Berlusconi: condanne, indagini. E lezioni di moralità
(di
Natalia Lombardo)


Dal pulpito di una scaletta pieghevole nel centro di Pescara sabato Silvio Berlusconi ha dichiarato che «all’interno del Pd c’è assolutamente una questione morale». Da quale pulpito, è il caso di dire, data la lunga strada disseminata di procedimenti nei quali era ed è stato imputato, dai quali è uscito indenne in vari casi grazie alle leggi ad personam istituite nei suoi governi, fino al congelamento dei processi in corso grazie al Lodo Alfano per le quattro più alte cariche dello Stato.

Il Lodo Alfano
L’effetto Lodo al momento ha cristallizzato quattro procedimenti in corso: a Napoli quello che riguarda la corruzione di «incaricato di pubblico servizio»: le telefonate con Agostino Saccà, ex direttore di RaiFiction, al quale il proprietario di Mediaset chiedeva di far lavorare cinque attrici, in cambio di un sostegno alla cittadella della fiction, «Pegasus» che Saccà stava cercando di mettere in piedi in Calabria. A Roma, invece, la Procura ha chiesto l’archiviazione sulla compravendita di senatori del centrosinistra (il reato è istigazione alla corruzione). Il Gip ha però chiesto alla Corte Costituzionale un parere di legittimità sul Lodo Alfano. La sentenza dovrebbe essere emessa ai primi dell’anno, e non è detto che la pratica sia archiviata.

I quarantacinque del Pdl

La stessa richiesta di legittimità alla Consulta è stata avanzata dai giudici di Milano per il processo Mills: le udienze vanno avanti solo per l’avvocato imputato (il 18 dicembre ci sarà la requisitoria del pm) mentre è congelato il procedimento di corruzione giudiziaria del testimone di cui è imputato Berlusconi. L’effetto Lodo ha invece bloccato per tutti gli imputati il processo, sempre a Milano, che riguarda i fondi neri sui diritti cinematografici. Tra gli onorevoli eletti nel Pdl sono ben 45 i condannati, i prescritti, gli indagati per i reati commessi mentre ricoprivano un ruolo istituzionale. Adesso Berlusconi e il suo governo sta approfittando dei casi scoppiati a Firenze e a Napoli, che vedono coinvolti amministratori del Pd, per dare un colpo di acceleratore alla riforma della Giustizia. La guerra fra le procure di Salerno e Catanzaro offre il destro (alla destra) per tentare di imporre la modifica del Csm. «La riforma della giustizia va fatta, bisogna andare avanti», ha reclamato Silvio dalla suddetta scaletta a Pescara. E ieri la maggioranza si è lanciata nel pressing: Giulia Buongiorno, avvocato, presidente della commissione Giustizia, ritiene «urgente e necessaria» la revisione di accesso alle carriere. Ci sono poi le sparate di Gasparri, capogruppo Pdl al Senato: «stop ai partiti travestiti da correnti di magistrati». Nella sua battaglia contro i pm (per i quali ha anche ipotizzato una perizia psico-attitudinale), definendone molti «un cancro», l’obiettivo di Berlusconi è la separazione delle carriere tra giudici e pm. Un’ossessione, portata avanti nei fatti dai suoi avvocati, da Pecorella a Ghedini, durante i tanti procedimenti contro il cavaliere.

Tredici processi conclusi, in quattro Berlusconi è stato assolto, negli altri è uscito indenne, anche se formalmente colpevole, per vari escamotage giudiziari o leggi ad hoc. Come la cancellazione del reato di falso in bilancio, uno dei primi atti del governo Silvio II, nel 2002. Grazie a questo Berlusconi fu assolto nel processo All Iberian/2 per i fondi neri su società off-shore; svanita l’accusa era di falso in bilancio per i fondi pagati dal Milan al Torino per l’acquisto del calciatore Lentini; idem per i bilanci Fininvest 1988-’92 e per i 1500 miliardi di fondi neri su 64 società off-shore.


CASO 1. Bugie sulla P2, falsa testimonianza

Nel 1990 la Corte d’appello di Venezia giudica Berlusconi colpevole di aver giurato il falso sulla sua iscrizione alla P2. Salvato dall’amnistia.

CASO 2. Tangenti alla guardia di finanza

Condannato a 2 anni e 9 mesi, in appello è assolto per una, e gli danno le attenuanti per le altre 3. Scatta dunque la prescrizione.

CASO 3. All Iberian
23 miliardi estero su estero a Bettino Craxi: condannato a 2 anni e 4 mesi. Poi in appello arrivano le attenuanti e la relativa prescrizione.

CASO 4. Bilancio consolidato Fininvest
Falso in bilancio e fondi neri per 1500 miliardi di lire nelle società off-shore. Reato prescritto dalla nuova legge ad personam sul falso in bilancio.

CASO 5. Lodo Mondadori, corruzione

Prosciolto con formula dubitativa, in appello di nuovo le attenuanti e la prescrizione. Ma Previti, Pacifico e Acampora vengono condannati.

CASO 6. Mafia, Concorso esterno

Sei le indagini archiviate a Palermo. Ma l’opacità dei finanziamenti al gruppo non hanno smentita. Silvio ha rifiutato di risponderne ai giudici.

La guerra di Silvio ai magistrati

Esplode col processo Sme-Ariosto: l’accusa era di aver corrotto i giudici nell’acquisto Sme: allora il governo irrigidì le norme sulle rogatorie internazionali. Se Silvio è uscito indenne, il suo avvocato (e fino a poco tempo fa deputato) Cesare Previti è stato condannato.

Radiografia della squadra
Marcello Dell'Utri, senatore Pdl: condanna a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa
Raffaele Fitto, ministro per le Politiche regionali: indagato per corruzione e finanziamenti illeciti
Mario Landolfi, deputato Pdl: indagato per corruzione e truffa per favorire i clan
Altero Matteoli, ministro per le Infrastrutture: imputato per favoreggiamento su casi di abusi edilizi
Giancarlo Pittelli, deputato Pdl: indagato per associazione a delinquere e calunnia
Umberto Scapagnini, deputato Pdl: già condannato, è indagato per abuso d'ufficio
Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione: indagato per ricettazione nell'inchiesta Bpi
Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture: abuso d'ufficio, con l'immunità ha avuto solo una multa

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  Q
uesto articolo vi è stato testè segnalato dal ‘fastidioso dirimpettaio’.
(Altre scorreggette su NATALEtuttoL'ANNO, e su FASTI & FASTIDI).

martedì, 02 dicembre 2008

L'ESULE BEPPE GRILLO

Beppe Grillo teme di finire al gabbio.
E pensa di scantonare dove hanno appena detto no allo spinello (e sì all’eroina di stato).


Andrebbe esule in Svizzera, dove già hanno trovato casa quei patrioti di Lele Mora, Mina, e Rita Pavone.

Il comico (che è genovese, sia detto senza offesa), dice di voler andar lì perché è un posticino tranquillo (pure neutrale: vedi mai che arriva la terza guerra mondiale!). Ma i maligni pensano che ci siano altre motivazioni meno nobili.


… E sia chiaro che non c’entrano una mazza gli orologi a cucù, Heidi, la cioccolata, e le mucche lilla.



         *       *       *       *       *       *



Da un malizioso articolo di Alessandro Da Rold (per Il Riformista)

Beppe Grillo ha comprato casa a Lugano, in Canton Ticino, e con tutta probabilità prenderà presto pure la residenza…
Il motivo dell'acquisto in terra straniera? Secondo Grillo, titolare di uno dei blog più seguiti in Italia e nel mondo, nel nostro paese il suo strumento di protesta sul web rischierebbe l'oscuramento. La vicenda è nota. Prende in parte spunto dalle polemiche sollevate l'anno passato da una proposta di legge sull'editoria presentata in parlamento da Ricardo Franco Levi del Partito Democratico. Provvedimento che conteneva una serie di norme che passarono alla storia come "ammazzablogger"…
Il comico rilancia: «Sì, mi sono scelto un angolino tranquillo e sicuro, ed è anche un posto carino. Se rischio di finire al gabbio sono pronto... il mio blog rischia veramente di essere censurato, oscurato, chiuso; e io voglio essere pronto per ripartire immediatamente in un Paese sicuro che me lo consente».
La zona dove Grillo ha comprato casa (con tanto di vista lago) è ben conosciuta tra i protagonisti del jet set italiano… Qui da anni hanno casa Mina e Rita Pavone. E poi Brigitte Nielsen, Anna Oxa e Lele Mora. Più che un appartamento, qualche maligno sostiene che «l'angolino tranquillo e sicuro» possa diventare rapidamente un ufficio dove gestire con più tranquillità i guadagni a sei zeri: una tecnica spesso consigliata da avvocati e commercialisti, a vip internazionali e non. La Svizzera, infatti, dà la possibilità ai cittadini stranieri che vogliono vivere di rendita grazie ai proventi di attività fuori dal territorio elvetico. È il caso di amministratori di società, ereditieri, sportivi di fama o artisti celebri.
Si può richiedere il cosiddetto permesso in Convenzione Fiscale che permette di pagare tasse in misura inferiore rispetto agli altri paesi europei. «Se uno minaccia di espatriare deve anche spiegare le ragioni» si domanda Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai. «Da quello che dice - conclude Merlo - non si capisce la sua scelta. Non credo sia possibile chiudere un blog senza motivazioni previste dalla legge. La sua è una denuncia debole se non spiega anche le motivazioni».
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  Q
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lunedì, 01 dicembre 2008

L'AMICA DEI CIELLINI

LA MINISTRA GELMINI FINALMENTE SENZA VELI: E NON E’ DAVVERO UN BEL VEDERE !
          
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La ministra Mariastella è stata chiamata alla lavagna per essere interrogata.
Giudizio finale: la fanciulla si esprime con eleganza, ma i concetti che esibisce fanno veramente pena.
Lei prova a difendere la cosiddetta riforma, ma non riesce ad essere convincente. La sua concezione dell'ora di religione, poi, è tipica di chi non sa neppure dove la fede stia di casa (nonostante sia -dicono- vicina ai ciellini).

La Gelmini è biasimevole quando difende il sistema elettorale senza preferenze. Ed è quasi pornografica quando parla (con la saliva alla bocca), di Sua Prescrizione.

A scuola era brava, assicura lei. Anche se copiava, e faceva copiare (..."Ci si aiutava!").
Nega categoricamente di essere mai stata raccomandata. E sulle hard-intercettazioni dice che sono pura invenzione: non esistono, e se pure esistono...


              *     *     *     *     *     *
     


Dalla porno intervistona alla ministra Mariastella Gelmini (di Claudio Sabelli Fioretti, per La Stampa).



L’Onda degli studenti voleva travolgerla. Ma al primo test, il voto alla Sapienza, l’Onda è stata travolta. Ministro Mariastella Gelmini, gli studenti sono con lei?

«I ragazzi hanno capito che è ora di cambiare e voltare pagina. Hanno capito che la sinistra difende lo status quo».

Ha votato solo il 10 per cento degli aventi diritto…

«Credo sia un campione rappresentativo».

Nel frattempo il suo «gradimento» è sceso da 42 a 37.

«Quando si fanno scelte di cambiamento si paga sempre un prezzo. Credo però che la maggioranza degli italiani approvi le mie riforme».

Ha detto: «Il governo Berlusconi è un governo di sinistra».
«Perché crede nel cambiamento e aiuta i ceti più deboli come dimostrano i provvedimenti sulla social card e sull’aiuto alle famiglie. E poi la detassazione degli straordinari».

Come andava a scuola?
«Andavo bene».

Passava i compiti?
«Qualche volta».

Copiava?
«Ci si dava una mano».

Lei viene accostata al «Libro Cuore».
«Sono stata accusata di avere uno sguardo rivolto al passato, di volere una scuola non moderna».

Invece?
«Invece credo che disciplina, rigore negli studi, rispetto degli altri siano valori attuali».

 Il maestro unico...
«I bambini non hanno bisogno di insegnanti specialistici ma di qualcuno che insegni loro a leggere, a scrivere e a fare di conto».

Ma il tempo pieno?
«Le classi a tempo pieno aumenteranno».

Un maestro solo farà tutto il tempo pieno?
«Maestro prevalente».

Mi aiuti. Il maestro fa 22 ore. Diciamo dalle 8 alle 12. E poi?
«Ci saranno altri insegnanti».

Invece della compresenza, la presenza a seguire.
«Per questo si parla di maestro prevalente».

E il non prevalente, che fa?
«Inglese, informatica, religione, dipende...».

Il maestro di religione rimane?
«Sì».

Non è un po’ anacronistico?
«È importante difendere le nostre radici, la nostra cultura...».

La nostra cultura la facciamo difendere dai sacerdoti?
«La nostra cultura è permeata dalla cristianità».

Facciamo un’potesi: una classe composta soltanto da bambini musulmani. Gli raccontiamo di Gesù Cristo?
«Chi viene nel nostro Paese deve conoscere le radici, la cultura, le tradizioni».

Zapatero ha eliminato il crocifisso dalle scuole.
«Da noi rimane ancora. Grazie a Dio. Non offendiamo i musulmani se lasciamo nelle nostre aule il crocifisso».

Il problema non sono i musulmani, sono i laici.
«Massimo rispetto per chi non crede. Ma il crocifisso non è un’offesa per nessuno».

Lei ha fatto parte dei sette saggi che hanno selezionato i candidati alle ultime elezioni…
«C’erano Bondi, Denis Verdini, Cicchitto. Selezionavamo i curricula dei candidati».

Il popolo italiano non ha eletto nessuno. Ha solo ratificato le vostre scelte.
«Non ha eletto nessuno, è vero. Però quel meccanismo tanto vituperato ha permesso a Berlusconi, ma anche a Veltroni, di nominare molti giovani e molte donne».

Com’è il suo rapporto con Berlusconi?
«Franco, schietto, sereno».

Non le sembra un po’ maschilista?
«È un tifoso delle donne. Dice che sono caparbie e leali... Berlusconi è privo di pregiudizi, ha una fiducia enorme nel genere umano e nelle persone, sa motivarle, sa cogliere i talenti ed è molto liberale. È intelligente, pragmatico, generoso e leale. Ama l'Italia ed è un servitore dello Stato».

Colgo un pizzico di culto della personalità…
«Berlusconi è un leader. Questo ci consente di non doverne cercare uno, come succede a sinistra. Ce lo abbiamo in carne ed ossa e ce lo teniamo stretto».

Riesce a dirmi un difetto di Berlusconi?
«È troppo buono».

Da lei non me lo aspettavo. Le ho chiesto un difetto.
«È un po’ puntiglioso, ogni tanto con qualche simpatica vanità. È molto attento alla forma, è maniacale nel dettaglio».

Non sfugge un po’ troppo ai processi?
«Le sue vicende con la giustizia sono una pagina dolorosa del Paese. La giustizia è un settore da riformare».

A causa dei processi al Presidente?
«L’accanimento è sotto gli occhi di tutti».

Ha detto qualche settimana fa che vuole abolire il 18 politico. Ma il 18 politico non c’è.
«Pensavo alla cultura falsamente egualitaria, uno dei mali della scuola italiana».

Ricorda la polemica sul basso livello delle scuole meridionali?
«I giornalisti avevano travisato le mie parole».

Sono andato a sentire la registrazione. Lei disse: «E’ un dato oggettivo il dato scadente della scuola nelle regioni del Sud. Non a caso noi quest'anno andremo a fare dei corsi intensivi agli insegnanti in Sicilia, in Puglia, in Calabria, e in Basilicata. Questo perché siamo perfettamente consapevoli che nella media le regioni del Sud ci portano ad uno scadimento del livello qualitativo della nostra scuola».
«Non è colpa degli insegnanti, ma delle strutture e delle difficoltà generali del Mezzogiorno».

Poi i suoi critici le hanno ricordato l’«incidente» dell’esame di Stato, quando lei andò a farlo a Reggio Calabria, perché a Brescia era più difficile...
«Io dovevo entrare nel mondo del lavoro. Non sempre in quel tipo di esame era premiato il merito, tant’è che è stato completamente riformato. Non potevo gravare ancora sulla mia famiglia. Quindi decisi di fare l'esame a Reggio Calabria. Mi sorpresero tutte le polemiche. Sa una cosa? Chi ritiene che fare l’esame a Reggio Calabria sia un problema di immagine è razzista. Reggio Calabria è Italia, come Brescia».

Ma a Reggio passa il 70 per cento e a Brescia la metà...
«Moltissimi miei compagni che erano scesi con me da Brescia sono stati bocciati. Non è stato certo un esame semplice...».

Se si scopre che il ministro della Difesa si è fatto raccomandare per non fare il servizio militare...
«Io non sono stata raccomandata. Anzi, come tanti ragazzi, non avevo santi in Paradiso. Ho fatto un esame regolarissimo».

Le intercettazioni, quelle che potrebbero riguardare lei e il ministro Carfagna...
«Il mio presunto coinvolgimento in alcune telefonate di altre persone è veramente paradossale. Chi mi conosce sa perfettamente come sono fatta. Guardi, lei è il primo giornalista che mi ricorda questo episodio a cui non dà peso nessuno».

Dia retta a me, non è vero...
«Gli italiani vogliono vedere i problemi risolti, avere qualche soldo in più in busta paga, pagare meno tasse».

Però se le intercettazioni non esistono...
«Appunto, di che parliamo?»

Ma esistono?
«Non so se esistano o non esistano. Tutto questo è spazzatura per buttare fango sui politici».


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uesta intervista è stata testè riproposta dal ‘fastidioso dirimpettaio’.
(Altre scorreggette su NATALEtuttoL'ANNO, e su Fasti & Fastidi).