NATALE OGNI DI'

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domenica, 15 novembre 2009

TOXIC WORLD

Harry Potter si fa i cannoni, il Dr. House si impasticca, e l’attore Roberto Brunetti (detto “er patata”), è stato arrestato ed accusato di essere uno spacciatore.
Domanda: ma se davvero questo mondo è pieno di drogati, come mai quelli che si proclamano 'puliti' sembrano più skizzati degli altri?
E vuoi vedere che certi pseudo-kattolici sono pazzi furiosi xché la loro strategia proibizionista è fallita clamorosamente?

Altra domanda: come si spiega che Carlo Giovanardi, dopo la orrenda gaffe sul caso Stefano Cucchi, si richiama pericolosamente a due ‘professionisti dell’antidroga’ come Vincenzo Muccioli e don Gelmini? Qualcuno glielo vuol ricordare che quei due hanno avuto problemi seri con la giustizia?
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 Continuano le polemiche per le morte di Stefano Cucchi. Ma il senatore Carlo Giovanardi (che difende la vita degli invisibili embrioni e quella delle varie ‘Eluane’), ha deciso che tutto sommato il ragazzo se l’è cercata. Il sottosegretario, testuale:
«Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perché pesava 42 chili… La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente... E poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato... Certo, bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così».

 In seguito alle proteste, Giovanardi ha finto di scusarsi con i genitori del povero ragazzo. Ma invece di ammettere chiaramente il grave errore (la famiglia conferma la tossicodipendenza, ma nega anoressia e sieropositività), ha preferito peggiorare la cosa, richiamandosi idealmente a due contestatissimi ‘professionisti dell’antidroga’ (Vincenzo Muccioli e don Gelmini, che hanno avuto -guarda un po’ tu il caso!- diversi guai con la giustizia).
… Anche qui, ecco le parole precise del sottosegretario, al quotidiano della Real Casa:
«Chi vuole davvero bene ai ragazzi che sono incappati nella droga, come Muccioli, come don Gelmini, chi s’è davvero sporcato le mani con le centinaia di migliaia di ragazzi che soffrono, sa che il linguaggio migliore è il linguaggio diretto, vero, duro. Ecco, bisogna avere il coraggio della verità».


 Insomma, il Giovanardi sostiene che è stato frainteso. E lascia intendere di aver parlato così perché l’amore per i giovani costringe ad essere severi (qualcuno dovrebbe essere severo con lui, mandandolo a casa definitivamente!).
… La verità è che ha fallito miseramente la sua battaglia, ma non lo vuol ammettere. Anzi, visto che ha consigliato il test antidroga ai suoi colleghi politici, qualcuno dovrebbe sottoporre lui ad un esame che certifichi la sua religiosità. E sia chiaro che a fargli il test non può essere il suo amico don Gelmini: quello ha dovuto buttare via la veste, pure con gran disonore!

  Dopo il video (con il brano “Toxicity”, dei “System Of A Down”), propongo -senza commento-  una intervista al premio nobel (antiproibizionista) Gary Becker, pubblicata su "L’Unità".




Da una intervista al premio Nobel Gary Becker
(di Luca Landò, per “L’Unità”)

* Lei contesta i risultati della cosiddetta guerra alle droghe, eppure l’Onu, lo scorso giugno ha pubblicato un rapporto in cui si spiega che l’uso di eroina, cocaina e marijuana, in alcuni mercati, inizia a calare.
«Sa che le dico? Che la guerra contro le droghe è fallita ma nessuno lo ammette. Eppure basterebbe mettere i numeri in fila per capire che in 35 anni di onorate battaglie si è speso troppo, ottenuto niente e, cosa peggiore, ingrassato i conti delle organizzazioni criminali. Le sembra un buon risultato? […] Ogni anno gli Stati Uniti destinano 40 miliardi di dollari per combattere la diffusione delle droghe. Se a tutto questo aggiungiamo i costi per la società e lo Stato - poliziotti, tribunali, carceri - il costo arriva a 100 miliardi di dollari ogni anno. È una cifra enorme. Di fronte alla quale è bene porsi una domanda: esiste un modo meno costoso e più efficace per ridurre il consumo di droghe? Il nostro studio, quello del 2006, suggeriva un’altra strada: legalizzare le droghe e applicare una tassa sul consumo. Il ragionamento è semplice: la guerra alle droghe, aumentando il rischio di chi le produce e le commercia, ha fatto lievitare il prezzo delle sostanze vendute, tanto che il prezzo alla vendita è in genere il 200% rispetto a quello effettivo. Ebbene, con una tassa del 200% su un prodotto legalmente venduto, quello stesso ricavo finirebbe nelle casse dello Stato anziché nelle tasche delle mafie. Così, invece di spendere soldi per contrastare inutilmente i produttori illegali, si avrebbero fondi a sufficienza, ad esempio, per finanziare campagne di informazione sui pericoli legati all’uso delle droghe […] Se i risultati di cui parla l’Onu fossero legati a un’attività di uno o due anni li potrei apprezzare. Trattandosi di una guerra di 35 anni si tratta di un fallimento. Non solo, ma trattandosi di mercati illegali, le stime che circolano sono del tutto teoriche: come si fa sapere la reale produzione mondiale di droga? O il consumo? Sono numeri difficili da dimostrare. E non dimentichiamo che quando un tipo di droga cala, quasi sempre ne spunta un’altra. Quelle sintetiche, ad esempio».

* In effetti l’Onu parla proprio di un aumento di queste ultime, soprattutto nel Terzo mondo.
«Restiamo su quelle “classiche”, l’oppio ad esempio: un aspetto di cui si parla poco è che la produzione e il commercio di droga è la fonte principale di finanziamento dei talebani e di Al Qaeda. Ora, ha senso mandare truppe in Afghanistan e, nel contempo, consentire alle forze che si intende combattere di continuare a ricevere finanziamenti? Se le droghe venissero legalizzate, quegli introiti verrebbero meno».

* Alberto Maria Costa, il direttore dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine, dice che anche in presenza di un mercato legale vi sarebbe sempre un mercato parallelo controllato dal crimine.
«Prendiamo l’alcol. Negli Stati Uniti è stato illegale per quattordici anni, fino a quando il presidente Roosevelt, nel 1933, decise di legalizzarne la produzione e l’utilizzo. Bene, prima di allora whisky, gin e quant’altro erano tutti controllati da organizzazioni criminali. Al Capone, per intenderci, era un trafficante di droga. E quella droga si chiamava alcol. Con la legalizzazione nacquero distillerie legali, distributori legali, rivenditori legali. In un attimo si mandò all’aria l’intero business del crimine. Lo stesso può accadere con le droghe vere e proprie. È possibile che continui a esistere una sorta di mercato nero per alcune sostanze, ma si tratterà di piccole nicchie all’interno di un mercato tutto alla luce del sole».

* Ma lei esclude ogni tipo di divieto?
«Niente affatto. Tanto per cominciare vieterei la vendita ai minori, proprio come avviene negli Stati Uniti per i liquori. Un’altra limitazione, proprio come per le bevande alcoliche, è legata alla guida: punizioni severe per chi si mette al volante sotto l’effetto di droghe mettendo a rischio la vita degli altri. E visto che parliamo di regole e restrizioni ne aggiungerei un’altra: trattandosi di prodotti legali, i produttori dovranno essere sottoposti a controlli di qualità come avviene per il settore alimentare o farmacologico. Questo eviterebbe la circolazione di sostanze tagliate e pericolose come oggi invece avviene».

* Chi si oppone alle sue proposte sostiene che la liberalizzazione provocherebbe un aumento dell’uso, non una diminuzione.
«Dipende dal livello di tassa che viene applicato: se è adeguatamente alta, la domanda non cresce affatto. Anzi, trattandosi di un bene legale, viene meno quel richiamo del proibito che è una spinta, almeno tra i giovani, a far uso di droghe».

* Per i minorenni però questo richiamo continuerebbe ad esserci.
«Già, ma sarebbe un divieto limitato all’età. E tutti prima o poi diventiamo adulti. L’importante è non diventare dei fuorilegge. La guerra alla droga produce devastanti effetti collaterali. Proprio in Italia avete avuto il caso di quel ragazzo pestato a morte dopo essere stato trovato con 30 grammi di hashish: è la conferma che con la guerra alle droghe si entra in una visione violenta del problema. Da noi, come da voi, le carceri scoppiano perché vengono riempite con persone che hanno avuto a che fare con la droga. E non importa quanto siano state seriamente coinvolte. Quando sei in guerra, anche le ombre diventano nemici».

* Lo dica francamente: è davvero convinto che si possa legalizzare l’uso delle droghe?
«Non subito e non ovunque. Ma la strada è quella. Guardi il Messico, lo scorso agosto ha approvato una legge che permette l’uso di hashish, marijuana e persino Lsd. Non è una proposta: è una legge. E qualcosa di simile è accaduto in Argentina».

* E negli Stati Uniti?
«Non siamo ancora pronti, ma qualcosa si sta muovendo. La discussione al momento riguarda solo l’uso di marijuana per scopi terapeutici, ma è già qualcosa. Non mi illudo che tutto cambi all’improvviso. Ci vuole tempo, ma sono fiducioso. L’unica droga di cui abbiamo realmente bisogno è l’uso della ragione. Quando la provi, non smetti più».

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Altri post come questo (e molte altri), sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.pureQUA, e sul blog F.&FASTIDI.