NATALE OGNI DI'

Questo è un blog-ripostiglio. Un laboratorio dove preparo, seleziono, immagino quel che poi trasferisco nell'altro mio sito (www.pellizzer.splinder.com)....... Se non sono qui, vuol dire che sono dall'altra parte. Comunque entrate pure, e fate come se foste a casa vostra. Solo una raccomandazione: dopo chiudete per bene la porta. Grazie.

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domenica, 18 ottobre 2009

PAZZI ED ECCENTRICI

Il giudice Raimondo Mesiano, che ha condannato la Fininvest al risarcimento di 750 milioni verso la Cir di Carlo De Benedetti, secondo certi giornalisti di "Canale 5", è un “personaggio” alle cui “stravaganze in realtà siamo abituati”.
Strano, perché prima che questo signore venisse pedinato e filmato di nascosto (per poi essere irriso nella televisione di Sua Impunità), gli italiani non sapevano neppure che esistesse.


  Non si capisce per quale ragione dovrebbe essere considerato eccentrico un uomo -in questo caso il magistrato Raimondo Mesiano- che semplicemente indossa calzini turchesi. Ed è davvero così bizzarro il fatto che qualche volta parla da solo?
... Non sono più ridicoli, al suo confronto, certi leader del centro-destra? Vogliamo ricordare, ad esempio, che Silvio Berluska si è messo la bandana in testa anche quando ha dovuto incontrare Blair?


-----  "Eccentric" (After forever)  -----

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  Anche questa storia (la plateale ridicolizzazione del giudice Mesiano), contribuisce a spiegare l’anomalia del nostro Paese. Ed è ovvio che poi gli italiani perdono la tresebonda!

Perché avviene questo: attraverso le televisioni, attraverso i giornali, e magari attraverso la sua squadra di calcio, il premier ci ha resi tutti 'konfusi e felici'. E tra un editto (bulgaro), e una barzelletta (sui giudici che lo accusano), ispira quelle 'intimidazioni mediatiche' che infine azzoppano l'informazione.
... Poi, naturalmente, si capisce che gli italiani votano alla cazzo di cane, senza avere una idea di cosa sia -tanto per fare un esempio- il lodo Mondadori (e naturalmente senza aver letto la conseguente sentenza del giudice Mesiano, che ha condannato la Fininvest ad un risarcimento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti).

  Grazie ai giornalisti berluskoniani , adesso gli elettori (che non conoscono le motivazioni della sentenza contro la Fininvest), sanno tutto sui presunti tic di questo “stravagante” giudice Mesiano. Intendiamoci bene, sanno solo ciò che è superfluo. Ovvero: come tiene la sigaretta in bocca, come cammina per la strada (parlando da solo e andando nervosamente avanti e indietro), e come si fa fare lo shampoo.
... Ed è anche grazie a queste stupidaggini che gli italiani tiferanno ancora di più per
il papi-premier. Diranno che il Cavaliere dice sempre la verità: non era stato proprio il Berluska ad avvertirci per tempo sul fatto che i giudici sono “antropologicamente pazzi”?




â–ş Dall’articolo “L’ultimo abuso di potere…”
(Di Giuseppe D’Avanzo, per “Repubblica”)


… L'affare è serio, non c'è dubbio. Interviene anche l'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani (e non è questo un segno che la democrazia è in pericolo?) per avvertire che «si vuole colpire Silvio Berlusconi».
Conviene svegliarsi, mettersi al lavoro e cercare di capire che cosa minaccia l'Italia, la democrazia, il governo legittimamente eletto dal voto popolare.

I quattro dell'apocalisse che dirigono in Parlamento il Popolo della Libertà offrono una traccia: «I contenuti di una sentenza che arriva venti anni dai fatti rafforza l'opinione di quanti pensano che si sta tentando con mezzi impropri di contrastare la volontà democratica del popolo italiano».
È una sentenza allora la minaccia per la democrazia? Sì, dice l'Egoarca «allibito»: «È una sentenza al di là del bene e del male, è certamente una enormità giuridica». Sì, dice il boss della squadra rossonera: «È assurdo ipotizzare che vi siano stati comportamenti men che corretti di Fininvest e Berlusconi»...



â–ş Dall’articolo “Ecco perché il cavaliere…”
(Di Andrea Carugati, per “L’Unità”)


I 750 milioni di euro che la Fininvest deve alla Cir di De Benedetti per l’affaire Mondadori sono la conseguenza di un «fatto illecito» commesso da Silvio Berlusconi.

Secondo il giudice milanese Raimondo Mesiano, il Cavaliere è «corresponsabile della vicenda corruttiva» che ha dato il via alla causa civile giunta a sentenza il 3 ottobre.
La vicenda è assai nota: la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 24 gennaio 1991 con cui fu annullato il lodo arbitrale che assegnava la Mondadori alla Cir di De Benedetti. Quella sentenza fu frutto di corruzione del giudice Vittorio Metta, che ricevette 400 milioni da conti Fininvest, attraverso una serie di passaggi che videro protagonisti Cesare Previti e gli avvocati Acampora e Pacifico.
Berlusconi fu prescritto nel 2001 nel processo che si è concluso nel 2007 con le condanne definitive di Previti, del giudice Metta (estensore della sentenza) e degli avvocati Pacifico e Acampora.
Nel complesso, il movimento di denaro per «finalità corruttive» che partì dai conti Fininvest Ferrido e All Iberian (il 14 febbraio 1991, dunque pochi giorni dopo la sentenza Metta) era di circa 3 miliardi di lire. Una cifra importante di cui, secondo il giudice Mesiano, il patron di Fininvest, e cioè Berlusconi, non poteva non sapere.

«Sarebbe assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito senza che il dominus della società ne sia a conoscenza e lo accetti», scrive il giudice nelle 140 pagine di motivazioni della sentenza rese pubbliche ieri. «Pertanto è da ritenere, “incidenter tantum” ed ai soli fini civilistici del presente processo, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva».
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Benvenuti e benvenute nella home del mio blog.
A questo post va collegato quello sull'Italia berlus-klona
, quello sulle veline, quello su Polanski & Pasolini, quello su Dino Boffo 'santo subito'.
Inoltre: quello sul
'metodo Svastichella', e quello sull'ora di religione.

Tutte queste scoreggine (e molte altre), sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.pureQUA, e sul blog F.&FASTIDI.

domenica, 17 maggio 2009

SE CUBA FOSSE LIBERA

  Gianni Minà è grande amico di Fidel Kastro, e si permette di snobbare la blogger cubana Yoani Sanchez, che lui assicura essere assolutamente sconosciuta nel suo Paese (ovvio: nell’isola sono sconosciute moltissime cose. E tanto per cominciare non sanno cosa sono le elezioni libere!).
… Resta che la Sanchez era stata invitata alla Fiera del libro di Torino, ma per la terza volta le autorità cubane le hanno negato il diritto all’espatrio.
E nonostante questo (e molto altro), Gianni Minà preferisce sottolineare quello che a suo dire è un grave vizio della ragazza: fingere di non vedere -e qui siamo alla solita litania del sub-comandante!- che Cuba
“ha raggiunto in questi anni standard d’eccellenza nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport”.

  La “bloggera” (il sub-comandante Minà chiama la Sanchez in questo modo), gli ha risposto subito per le rime. E gli ha rinfacciato le penose interviste -in ginocchio, e senza fare alcuna domanda veramente scomoda!- al dittatore cubano.
… Le penose interviste a Fidel Kastro, cioè -testuale!- all’uomo “ che ha retto i destini del mio paese per cinquant’anni, mentre noi cubani non abbiamo mai potuto rivolgergli domande o rispondergli con un voto depositato nell’urna”.

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Da “ L’embargo Usa va tolto per non dare più alibi”
(vecchia intervista di Omero Ciai a Yoani Sanchez, per Repubblica)


*  A Cuba è proibito avere in casa una connessione internet, come aggiorna il suo blog? C’è comunque un’aria nuova a l’Avana?
   «…L´embargo è stato il miglior argomento che gli americani hanno regalato al governo cubano per giustificare la sua incompetenza economica e la mancanza di libertà all’interno dell’isola. Mi piacerebbe che l´embargo terminasse domattina, è stato davvero un fallimento. Sono convinta che la retorica politica del governo cubano non potrebbe sostenersi più tanto facilmente senza el bloqueo. E non avrebbero più alibi per impedirmi di venire in Italia, alla Fiera del Libro di Torino.
… Solo i funzionari del governo e gli stranieri hanno accesso liberamente a Internet. Io scrivo sul mio computer a casa e poi con una memoria portatile vado nei business center dei grandi alberghi o negli Internet point pubblici e scarico il materiale ad amici che stanno fuori dall’isola. È un sistema lentissimo, costoso e pericoloso. Cambio spesso luogo perché sono vigilati. La mia pagina web è censurata, non è visibile nell’isola ma grazie al mio lavoro - faccio la guida illegale (underground) per i turisti tedeschi e guadagno qualcosa - posso pagarmi l´accesso al web due-tre volte alla settimana.
…Le famiglie cubane sopravvivono solo grazie al denaro che arriva dai parenti all’estero. O quello che riescono ad avere dai turisti… ».



  A questo post va collegato quello sui komunisti per finta. E tutti i vecchi post su Fidel Kastro.
Inoltre: altre scoreggette come queste sono su NATALEtuttoL'ANNO, su NATALE PURE QUA, e su FASTI & FASTIDI.
giovedì, 18 dicembre 2008

IO NON ERO EBREO

Quelli che “…vennero a prendere gli ebrei, e non ho fatto nulla perché io non sono ebreo”.



  Ditelo a Sua Santitudine Benedictus in 13°: Gianfranco Fini (che per L’Osservatore Romano è stato meschino), ci ha costretti a riflettere sulle colpevoli distrazioni della Chiesa concordataria (e sulle meschinità di tanti presunti kattolici e antifascisti!

  E dunque, il caro Ratzinger, che lavorava per i nazisti, si chieda dov’era Santa Romana Chiesa (quella dei “perfidi giudei”), quando furono promulgate le leggi razziali!

  ... A proposito: che fecero i vari Luigi Einaudi, Padre Agostino Gemelli, Giulio Carlo Argan?  E il giovane Giorgio Bocca? E il mezzo ebreo Alberto Moravia?



    *     *     *     *     *     *     *    *    *    *    *    *

   
 Pierluigi Battista (per il Corriere della Sera)

La «non reazione» della Chiesa, certo. Ma nel '38 e negli anni successivi non reagì, non parlò, non si oppose nessuno. Il silenzio imbarazzato o accondiscendente nei confronti delle leggi razziali promulgate dal fascismo coinvolse cattolici e laici, conservatori e progressisti. Le eccezioni furono rarissime…
Vittorio Foa, che mai recriminò contro i coetanei che facevano carriera mentre lui languiva nelle prigioni fasciste, verso la fine della sua vita ruppe il suo riserbo («non so bene perché diavolo lo faccio ») e scrisse: «Non uno di quegli illustri antifascisti aveva detto una sola parola contro la cacciata degli ebrei dalle scuole, dalle università, dal lavoro, contro quella che è stata un'immonda violenza».

Dieci anni fa Giulio Andreotti si chiese perché non si fossero avviate indagini critiche «sul comportamento di senatori come Croce, De Nicola, Albertini, Frassati, che disertarono la seduta del 20 dicembre 1938 facendo passare senza opposizione la legislazione antisemita ». Vero. Ma non risultano commenti altrettanto indignati di Andreotti sulle accuse che padre Agostino Gemelli, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, mosse nel '39 all'indirizzo degli ebrei, «popolo deicida» che «va ramingo per il mondo » a scontare le conseguenze di quell'«orribile delitto».
E a proposito di Croce fa molta impressione leggere, nel libro "L'espulsione degli ebrei dalle accademie italiane" di Annalisa Capristo, l'elenco degli intellettuali che risposero con zelo ed entusiasmo al censimento per identificare «i membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti che cesseranno di far parte di dette istituzioni». Bastava una compilazione burocratica e svogliata dei moduli, per chi non avesse avuto il coraggio di sottrarsi a quel compito infame.

E invece i Giorgio Morandi e i Gianfranco Contini, i Roberto Longhi e i Natalino Sapegno, i Nicola Abbagnano e gli Antonio Banfi, gli Alessandro Passerin d'Entrèves e i Giuseppe Siri (e centinaia con loro, illustri come loro) vollero sfoggiare «l'aggiunta di esplicite dichiarazioni antisemite sotto forma di precisazioni ai vari quesiti tenuti nella scheda». Da Luigi Einaudi, che sottolineò orgoglioso «l'appartenenza alla religione cattolica ab immemorabile», a Ugo Ojetti, che fu puntuale fino alla pignoleria: «Cattolico romano, dai dieci ai sedici anni ho servito tutte le domeniche».
Solitaria eccezione, appunto, quella di Benedetto Croce, che rispedì al mittente i moduli della vergogna con impareggiabile sarcasmo: «L'unico effetto della richiesta dichiarazione sarebbe di farmi arrossire, costringendo me, che ho per cognome CROCE, all'atto odioso e ridicolo insieme di protestare che non sono ebreo, proprio quando questa gente è perseguitata».

Era già una «persecuzione »: ci voleva poco a capirlo, malgrado i risibili rosari autoassolutori del «non sapemmo » e del «non capimmo». Mentre Alberto Moravia implorava le autorità fasciste perché gli venisse data la possibilità di continuare a scrivere sulle riviste («sono cattolico fin dalla nascita, mio padre è israelita, ma mia madre è di sangue puro »), Guido Piovene recensiva rapito Contra Judeos di Telesio Interlandi. Il giovane cattolico Gabriele De Rosa (in un «libercolo » che lo storico decenni dopo avrebbe definito «goffo e scriteriato ») inveiva contro «il focolare ebraico» in Palestina, alimentato dal popolo responsabile della crocifissione di Gesù Cristo.
Il giovane Giorgio Bocca discettava sui pericoli del piano ebraico di conquista del mondo rivelata dai (falsi) Protocolli dei savi Anziani di Sion. Giulio Carlo Argan, colto collaboratore del regime per la difesa dei beni culturali e artistici, in una corrispondenza del 1939 dagli Stati Uniti dissertava sull'influenza del «potentissimo elemento ebraico» in America. Una fornitissima appendice documentaria apparsa nella seconda edizione del «lungo viaggio» di Ruggero Zangrandi «attraverso il fascismo» descrisse nel 1962 l'ampiezza del consenso servile degli intellettuali alla politica antisemita del regime, ricostruito per la prima volta in quegli stessi anni da Renzo De Felice nella Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo…

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  Questa scoreggetta vi è stata testè lanciata dal ‘fastidioso dirimpettaio’.

Altre ancora
su NATALEtuttoL'ANNOsu  FASTI & FASTIDI ,
... e infine
su  NATALE PURE QUA,

lunedì, 08 dicembre 2008

QUESTIONE (IM)MORALE

Prima di chiedere scusa a Bettino, bisognerebbe ricordare dove sta la “questione morale”.


... Ditelo a
Sua Befana (il piduista Silvio IV) e al fido Capezzone (snobbato da Bobo Craxi)!




  P
er la serie che questi hanno sprezzo del pericolo, ma soprattutto del ridicolo: Berluska ha stabilito che nel Pd c’è “una questione morale”. E il voltagabbano Daniele Capezzone si è subito infilato, spiegando che il partito di Uòlter Veltroni dovrebbe chiedere scusa a Craxi (e lasciando intendere che l’elettorato laico e socialista vota coerentemente e compattamente per il PdL).
… Ma il figlio della buonanima (Bobo) non ha apprezzato del tutto questa ennesima ruffianata dell’ex radicale. E infatti gli ha risposto così:
«Il riconoscimento politico e storico delle ragioni di Bettino Craxi e il comportamento conseguente di molti elettori socialisti e laici non possono essere confuse con l'intruppamento dentro il Popolo delle Libertà… ciò non c'entra veramente nulla…».

  Ora, dunque, nella impossibilità di stabilire come voterebbe oggi l’esiliato di Hammamet, forse è il caso di ricordare che cosa ha combinato il ‘vedovo allegro’ della buonanima (Sua Befana Silvio IV).
… Attraverso una allegra passerella (pubblicata su L’Unità), di tutti i guai giudiziari che hanno coinvolto l’amico del cinghialone.

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     Da L’Unità on-line

Berlusconi: condanne, indagini. E lezioni di moralità
(di
Natalia Lombardo)


Dal pulpito di una scaletta pieghevole nel centro di Pescara sabato Silvio Berlusconi ha dichiarato che «all’interno del Pd c’è assolutamente una questione morale». Da quale pulpito, è il caso di dire, data la lunga strada disseminata di procedimenti nei quali era ed è stato imputato, dai quali è uscito indenne in vari casi grazie alle leggi ad personam istituite nei suoi governi, fino al congelamento dei processi in corso grazie al Lodo Alfano per le quattro più alte cariche dello Stato.

Il Lodo Alfano
L’effetto Lodo al momento ha cristallizzato quattro procedimenti in corso: a Napoli quello che riguarda la corruzione di «incaricato di pubblico servizio»: le telefonate con Agostino Saccà, ex direttore di RaiFiction, al quale il proprietario di Mediaset chiedeva di far lavorare cinque attrici, in cambio di un sostegno alla cittadella della fiction, «Pegasus» che Saccà stava cercando di mettere in piedi in Calabria. A Roma, invece, la Procura ha chiesto l’archiviazione sulla compravendita di senatori del centrosinistra (il reato è istigazione alla corruzione). Il Gip ha però chiesto alla Corte Costituzionale un parere di legittimità sul Lodo Alfano. La sentenza dovrebbe essere emessa ai primi dell’anno, e non è detto che la pratica sia archiviata.

I quarantacinque del Pdl

La stessa richiesta di legittimità alla Consulta è stata avanzata dai giudici di Milano per il processo Mills: le udienze vanno avanti solo per l’avvocato imputato (il 18 dicembre ci sarà la requisitoria del pm) mentre è congelato il procedimento di corruzione giudiziaria del testimone di cui è imputato Berlusconi. L’effetto Lodo ha invece bloccato per tutti gli imputati il processo, sempre a Milano, che riguarda i fondi neri sui diritti cinematografici. Tra gli onorevoli eletti nel Pdl sono ben 45 i condannati, i prescritti, gli indagati per i reati commessi mentre ricoprivano un ruolo istituzionale. Adesso Berlusconi e il suo governo sta approfittando dei casi scoppiati a Firenze e a Napoli, che vedono coinvolti amministratori del Pd, per dare un colpo di acceleratore alla riforma della Giustizia. La guerra fra le procure di Salerno e Catanzaro offre il destro (alla destra) per tentare di imporre la modifica del Csm. «La riforma della giustizia va fatta, bisogna andare avanti», ha reclamato Silvio dalla suddetta scaletta a Pescara. E ieri la maggioranza si è lanciata nel pressing: Giulia Buongiorno, avvocato, presidente della commissione Giustizia, ritiene «urgente e necessaria» la revisione di accesso alle carriere. Ci sono poi le sparate di Gasparri, capogruppo Pdl al Senato: «stop ai partiti travestiti da correnti di magistrati». Nella sua battaglia contro i pm (per i quali ha anche ipotizzato una perizia psico-attitudinale), definendone molti «un cancro», l’obiettivo di Berlusconi è la separazione delle carriere tra giudici e pm. Un’ossessione, portata avanti nei fatti dai suoi avvocati, da Pecorella a Ghedini, durante i tanti procedimenti contro il cavaliere.

Tredici processi conclusi, in quattro Berlusconi è stato assolto, negli altri è uscito indenne, anche se formalmente colpevole, per vari escamotage giudiziari o leggi ad hoc. Come la cancellazione del reato di falso in bilancio, uno dei primi atti del governo Silvio II, nel 2002. Grazie a questo Berlusconi fu assolto nel processo All Iberian/2 per i fondi neri su società off-shore; svanita l’accusa era di falso in bilancio per i fondi pagati dal Milan al Torino per l’acquisto del calciatore Lentini; idem per i bilanci Fininvest 1988-’92 e per i 1500 miliardi di fondi neri su 64 società off-shore.


CASO 1. Bugie sulla P2, falsa testimonianza

Nel 1990 la Corte d’appello di Venezia giudica Berlusconi colpevole di aver giurato il falso sulla sua iscrizione alla P2. Salvato dall’amnistia.

CASO 2. Tangenti alla guardia di finanza

Condannato a 2 anni e 9 mesi, in appello è assolto per una, e gli danno le attenuanti per le altre 3. Scatta dunque la prescrizione.

CASO 3. All Iberian
23 miliardi estero su estero a Bettino Craxi: condannato a 2 anni e 4 mesi. Poi in appello arrivano le attenuanti e la relativa prescrizione.

CASO 4. Bilancio consolidato Fininvest
Falso in bilancio e fondi neri per 1500 miliardi di lire nelle società off-shore. Reato prescritto dalla nuova legge ad personam sul falso in bilancio.

CASO 5. Lodo Mondadori, corruzione

Prosciolto con formula dubitativa, in appello di nuovo le attenuanti e la prescrizione. Ma Previti, Pacifico e Acampora vengono condannati.

CASO 6. Mafia, Concorso esterno

Sei le indagini archiviate a Palermo. Ma l’opacità dei finanziamenti al gruppo non hanno smentita. Silvio ha rifiutato di risponderne ai giudici.

La guerra di Silvio ai magistrati

Esplode col processo Sme-Ariosto: l’accusa era di aver corrotto i giudici nell’acquisto Sme: allora il governo irrigidì le norme sulle rogatorie internazionali. Se Silvio è uscito indenne, il suo avvocato (e fino a poco tempo fa deputato) Cesare Previti è stato condannato.

Radiografia della squadra
Marcello Dell'Utri, senatore Pdl: condanna a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa
Raffaele Fitto, ministro per le Politiche regionali: indagato per corruzione e finanziamenti illeciti
Mario Landolfi, deputato Pdl: indagato per corruzione e truffa per favorire i clan
Altero Matteoli, ministro per le Infrastrutture: imputato per favoreggiamento su casi di abusi edilizi
Giancarlo Pittelli, deputato Pdl: indagato per associazione a delinquere e calunnia
Umberto Scapagnini, deputato Pdl: già condannato, è indagato per abuso d'ufficio
Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione: indagato per ricettazione nell'inchiesta Bpi
Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture: abuso d'ufficio, con l'immunità ha avuto solo una multa

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  Q
uesto articolo vi è stato testè segnalato dal ‘fastidioso dirimpettaio’.
(Altre scorreggette su NATALEtuttoL'ANNO, e su FASTI & FASTIDI).

sabato, 22 novembre 2008

DOVEROSE CAUTELE

  La sentenza di Genova ha fatto stracciare le vesta a molti kattivi maestri della sinistra (quella certa sinistra che insegna a lanciare estintori col passamontagna in testa!).
E Marco Travaglio ha giustamente osservato che prima di criticarla bisognerebbe attendere di leggerne le motivazioni.
... Parole sante, le sue. Soprattutto in una Italia dove si tralasciano le doverose cautele, e dove si è inclini agli slanci emotivi!

  I
l bravo e valoroso giornalista, coerentemente, ha difeso (su L'Unità), anche la decisione di rinviare a giudizio -per omicidio volontario!- i vertici della Thyssen.
E ha spiegato che l'accusa può scattare se "uno accetta il rischio di far morire qualcuno omettendo le doverose cautele per impedirlo, e poi quel qualcuno muore".
... Bene, io vorrei sapere da lui se l'omicidio 'volontario' poteva essere affibbiato pure a quel suo grande amico che di professione fa il comicante (nonché predicatore a tempo perso).
Alludo a chi ha ignorantemente offeso il Presidente della Repubblica. Alludo a quel buffone di
Beppe Grillo, condannato invece per omicidio 'colposo' plurimo (in seguito ad una sua imprudenza erano morte ben tre persone!).

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Questo fastidio è stato raccolto dal fastidioso Pellizzer
(per
NATALEtuttoL'ANNO).