NATALE OGNI DI'

Questo è un blog-ripostiglio. Un laboratorio dove preparo, seleziono, immagino quel che poi trasferisco nell'altro mio sito (www.pellizzer.splinder.com)....... Se non sono qui, vuol dire che sono dall'altra parte. Comunque entrate pure, e fate come se foste a casa vostra. Solo una raccomandazione: dopo chiudete per bene la porta. Grazie.

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domenica, 15 novembre 2009

TOXIC WORLD

Harry Potter si fa i cannoni, il Dr. House si impasticca, e l’attore Roberto Brunetti (detto “er patata”), è stato arrestato ed accusato di essere uno spacciatore.
Domanda: ma se davvero questo mondo è pieno di drogati, come mai quelli che si proclamano ‘puliti’ sembrano più skizzati degli altri? E vuoi vedere che certi  pseudo-kattolici sono pazzi furiosi perché la loro strategia proibizionista è fallita clamorosamente?


Altra domanda: come si spiega che Carlo Giovanardi, dopo la orrenda gaffe sul caso Stefano Cucchi, si richiama pericolosamente a due ‘professionisti dell’antidroga’ come Vincenzo Muccioli e don Gelmini? Qualcuno glielo vuol ricordare che quei due hanno avuto problemi seri con la giustizia?
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 Continuano le polemiche per le morte di Stefano Cucchi. Ma il senatore Carlo Giovanardi (che difende la vita degli invisibili embrioni e quella delle varie ‘Eluane’), ha deciso che tutto sommato il ragazzo se l’è cercata. Il sottosegretario, testuale:
«Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perché pesava 42 chili… La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente... E poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato... Certo, bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così».

 In seguito alle proteste, Giovanardi ha finto di scusarsi con i genitori del povero ragazzo. Ma invece di ammettere chiaramente il grave errore (la famiglia conferma la tossicodipendenza, ma nega anoressia e sieropositività), ha preferito peggiorare la cosa, richiamandosi idealmente a due contestatissimi ‘professionisti dell’antidroga’ (Vincenzo Muccioli e don Gelmini, che hanno avuto -guarda un po’ tu il caso!- diversi guai con la giustizia).
… Anche qui, ecco le parole precise del sottosegretario, al quotidiano della Real Casa:
«Chi vuole davvero bene ai ragazzi che sono incappati nella droga, come Muccioli, come don Gelmini, chi s’è davvero sporcato le mani con le centinaia di migliaia di ragazzi che soffrono, sa che il linguaggio migliore è il linguaggio diretto, vero, duro. Ecco, bisogna avere il coraggio della verità».


 Insomma, il Giovanardi sostiene che è stato frainteso. E lascia intendere di aver parlato così perché l’amore per i giovani costringe ad essere severi (qualcuno dovrebbe essere severo con lui, mandandolo a casa definitivamente!).
… La verità è che ha fallito miseramente la sua battaglia, ma non lo vuol ammettere. Anzi, visto che ha consigliato il test antidroga ai suoi colleghi politici, qualcuno dovrebbe sottoporre lui ad un esame che certifichi la sua religiosità. E sia chiaro che a fargli il test non può essere il suo amico don Gelmini: quello ha dovuto buttare via la veste, pure con gran disonore!

  Dopo il video (con il brano “Toxicity”, dei “System Of A Down”), propongo -senza commento-  una intervista al premio nobel (antiproibizionista) Gary Becker, pubblicata su "L’Unità".




Da una intervista al premio Nobel Gary Becker
(di Luca Landò, per “L’Unità”)

* Lei contesta i risultati della cosiddetta guerra alle droghe, eppure l’Onu, lo scorso giugno ha pubblicato un rapporto in cui si spiega che l’uso di eroina, cocaina e marijuana, in alcuni mercati, inizia a calare.
«Sa che le dico? Che la guerra contro le droghe è fallita ma nessuno lo ammette. Eppure basterebbe mettere i numeri in fila per capire che in 35 anni di onorate battaglie si è speso troppo, ottenuto niente e, cosa peggiore, ingrassato i conti delle organizzazioni criminali. Le sembra un buon risultato? […] Ogni anno gli Stati Uniti destinano 40 miliardi di dollari per combattere la diffusione delle droghe. Se a tutto questo aggiungiamo i costi per la società e lo Stato - poliziotti, tribunali, carceri - il costo arriva a 100 miliardi di dollari ogni anno. È una cifra enorme. Di fronte alla quale è bene porsi una domanda: esiste un modo meno costoso e più efficace per ridurre il consumo di droghe? Il nostro studio, quello del 2006, suggeriva un’altra strada: legalizzare le droghe e applicare una tassa sul consumo. Il ragionamento è semplice: la guerra alle droghe, aumentando il rischio di chi le produce e le commercia, ha fatto lievitare il prezzo delle sostanze vendute, tanto che il prezzo alla vendita è in genere il 200% rispetto a quello effettivo. Ebbene, con una tassa del 200% su un prodotto legalmente venduto, quello stesso ricavo finirebbe nelle casse dello Stato anziché nelle tasche delle mafie. Così, invece di spendere soldi per contrastare inutilmente i produttori illegali, si avrebbero fondi a sufficienza, ad esempio, per finanziare campagne di informazione sui pericoli legati all’uso delle droghe […] Se i risultati di cui parla l’Onu fossero legati a un’attività di uno o due anni li potrei apprezzare. Trattandosi di una guerra di 35 anni si tratta di un fallimento. Non solo, ma trattandosi di mercati illegali, le stime che circolano sono del tutto teoriche: come si fa sapere la reale produzione mondiale di droga? O il consumo? Sono numeri difficili da dimostrare. E non dimentichiamo che quando un tipo di droga cala, quasi sempre ne spunta un’altra. Quelle sintetiche, ad esempio».

* In effetti l’Onu parla proprio di un aumento di queste ultime, soprattutto nel Terzo mondo.
«Restiamo su quelle “classiche”, l’oppio ad esempio: un aspetto di cui si parla poco è che la produzione e il commercio di droga è la fonte principale di finanziamento dei talebani e di Al Qaeda. Ora, ha senso mandare truppe in Afghanistan e, nel contempo, consentire alle forze che si intende combattere di continuare a ricevere finanziamenti? Se le droghe venissero legalizzate, quegli introiti verrebbero meno».

* Alberto Maria Costa, il direttore dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine, dice che anche in presenza di un mercato legale vi sarebbe sempre un mercato parallelo controllato dal crimine.
«Prendiamo l’alcol. Negli Stati Uniti è stato illegale per quattordici anni, fino a quando il presidente Roosevelt, nel 1933, decise di legalizzarne la produzione e l’utilizzo. Bene, prima di allora whisky, gin e quant’altro erano tutti controllati da organizzazioni criminali. Al Capone, per intenderci, era un trafficante di droga. E quella droga si chiamava alcol. Con la legalizzazione nacquero distillerie legali, distributori legali, rivenditori legali. In un attimo si mandò all’aria l’intero business del crimine. Lo stesso può accadere con le droghe vere e proprie. È possibile che continui a esistere una sorta di mercato nero per alcune sostanze, ma si tratterà di piccole nicchie all’interno di un mercato tutto alla luce del sole».

* Ma lei esclude ogni tipo di divieto?
«Niente affatto. Tanto per cominciare vieterei la vendita ai minori, proprio come avviene negli Stati Uniti per i liquori. Un’altra limitazione, proprio come per le bevande alcoliche, è legata alla guida: punizioni severe per chi si mette al volante sotto l’effetto di droghe mettendo a rischio la vita degli altri. E visto che parliamo di regole e restrizioni ne aggiungerei un’altra: trattandosi di prodotti legali, i produttori dovranno essere sottoposti a controlli di qualità come avviene per il settore alimentare o farmacologico. Questo eviterebbe la circolazione di sostanze tagliate e pericolose come oggi invece avviene».

* Chi si oppone alle sue proposte sostiene che la liberalizzazione provocherebbe un aumento dell’uso, non una diminuzione.
«Dipende dal livello di tassa che viene applicato: se è adeguatamente alta, la domanda non cresce affatto. Anzi, trattandosi di un bene legale, viene meno quel richiamo del proibito che è una spinta, almeno tra i giovani, a far uso di droghe».

* Per i minorenni però questo richiamo continuerebbe ad esserci.
«Già, ma sarebbe un divieto limitato all’età. E tutti prima o poi diventiamo adulti. L’importante è non diventare dei fuorilegge. La guerra alla droga produce devastanti effetti collaterali. Proprio in Italia avete avuto il caso di quel ragazzo pestato a morte dopo essere stato trovato con 30 grammi di hashish: è la conferma che con la guerra alle droghe si entra in una visione violenta del problema. Da noi, come da voi, le carceri scoppiano perché vengono riempite con persone che hanno avuto a che fare con la droga. E non importa quanto siano state seriamente coinvolte. Quando sei in guerra, anche le ombre diventano nemici».

* Lo dica francamente: è davvero convinto che si possa legalizzare l’uso delle droghe?
«Non subito e non ovunque. Ma la strada è quella. Guardi il Messico, lo scorso agosto ha approvato una legge che permette l’uso di hashish, marijuana e persino Lsd. Non è una proposta: è una legge. E qualcosa di simile è accaduto in Argentina».

* E negli Stati Uniti?
«Non siamo ancora pronti, ma qualcosa si sta muovendo. La discussione al momento riguarda solo l’uso di marijuana per scopi terapeutici, ma è già qualcosa. Non mi illudo che tutto cambi all’improvviso. Ci vuole tempo, ma sono fiducioso. L’unica droga di cui abbiamo realmente bisogno è l’uso della ragione. Quando la provi, non smetti più».

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domenica, 18 ottobre 2009

PAZZI ED ECCENTRICI

Il giudice Raimondo Mesiano, che ha condannato la Fininvest al risarcimento di 750 milioni verso la Cir di Carlo De Benedetti, secondo certi giornalisti di "Canale 5", è un “personaggio” alle cui “stravaganze in realtà siamo abituati”.
Strano, perché prima che questo signore venisse pedinato e filmato di nascosto (per poi essere irriso nella televisione di Sua Impunità), gli italiani non sapevano neppure che esistesse.


  Non si capisce per quale ragione dovrebbe essere considerato eccentrico un uomo -in questo caso il magistrato Raimondo Mesiano- che semplicemente indossa calzini turchesi. Ed è davvero così bizzarro il fatto che qualche volta parla da solo?
... Non sono più ridicoli, al suo confronto, certi leader del centro-destra? Vogliamo ricordare, ad esempio, che Silvio Berluska si è messo la bandana in testa anche quando ha dovuto incontrare Blair?


-----  "Eccentric" (After forever)  -----

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  Anche questa storia (la plateale ridicolizzazione del giudice Mesiano), contribuisce a spiegare l’anomalia del nostro Paese. Ed è ovvio che poi gli italiani perdono la tresebonda!

Perché avviene questo: attraverso le televisioni, attraverso i giornali, e magari attraverso la sua squadra di calcio, il premier ci ha resi tutti 'konfusi e felici'. E tra un editto (bulgaro), e una barzelletta (sui giudici che lo accusano), ispira quelle 'intimidazioni mediatiche' che infine azzoppano l'informazione.
... Poi, naturalmente, si capisce che gli italiani votano alla cazzo di cane, senza avere una idea di cosa sia -tanto per fare un esempio- il lodo Mondadori (e naturalmente senza aver letto la conseguente sentenza del giudice Mesiano, che ha condannato la Fininvest ad un risarcimento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti).

  Grazie ai giornalisti berluskoniani , adesso gli elettori (che non conoscono le motivazioni della sentenza contro la Fininvest), sanno tutto sui presunti tic di questo “stravagante” giudice Mesiano. Intendiamoci bene, sanno solo ciò che è superfluo. Ovvero: come tiene la sigaretta in bocca, come cammina per la strada (parlando da solo e andando nervosamente avanti e indietro), e come si fa fare lo shampoo.
... Ed è anche grazie a queste stupidaggini che gli italiani tiferanno ancora di più per
il papi-premier. Diranno che il Cavaliere dice sempre la verità: non era stato proprio il Berluska ad avvertirci per tempo sul fatto che i giudici sono “antropologicamente pazzi”?




â–º Dall’articolo “L’ultimo abuso di potere…”
(Di Giuseppe D’Avanzo, per “Repubblica”)


… L'affare è serio, non c'è dubbio. Interviene anche l'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani (e non è questo un segno che la democrazia è in pericolo?) per avvertire che «si vuole colpire Silvio Berlusconi».
Conviene svegliarsi, mettersi al lavoro e cercare di capire che cosa minaccia l'Italia, la democrazia, il governo legittimamente eletto dal voto popolare.

I quattro dell'apocalisse che dirigono in Parlamento il Popolo della Libertà offrono una traccia: «I contenuti di una sentenza che arriva venti anni dai fatti rafforza l'opinione di quanti pensano che si sta tentando con mezzi impropri di contrastare la volontà democratica del popolo italiano».
È una sentenza allora la minaccia per la democrazia? Sì, dice l'Egoarca «allibito»: «È una sentenza al di là del bene e del male, è certamente una enormità giuridica». Sì, dice il boss della squadra rossonera: «È assurdo ipotizzare che vi siano stati comportamenti men che corretti di Fininvest e Berlusconi»...



â–º Dall’articolo “Ecco perché il cavaliere…”
(Di Andrea Carugati, per “L’Unità”)


I 750 milioni di euro che la Fininvest deve alla Cir di De Benedetti per l’affaire Mondadori sono la conseguenza di un «fatto illecito» commesso da Silvio Berlusconi.

Secondo il giudice milanese Raimondo Mesiano, il Cavaliere è «corresponsabile della vicenda corruttiva» che ha dato il via alla causa civile giunta a sentenza il 3 ottobre.
La vicenda è assai nota: la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 24 gennaio 1991 con cui fu annullato il lodo arbitrale che assegnava la Mondadori alla Cir di De Benedetti. Quella sentenza fu frutto di corruzione del giudice Vittorio Metta, che ricevette 400 milioni da conti Fininvest, attraverso una serie di passaggi che videro protagonisti Cesare Previti e gli avvocati Acampora e Pacifico.
Berlusconi fu prescritto nel 2001 nel processo che si è concluso nel 2007 con le condanne definitive di Previti, del giudice Metta (estensore della sentenza) e degli avvocati Pacifico e Acampora.
Nel complesso, il movimento di denaro per «finalità corruttive» che partì dai conti Fininvest Ferrido e All Iberian (il 14 febbraio 1991, dunque pochi giorni dopo la sentenza Metta) era di circa 3 miliardi di lire. Una cifra importante di cui, secondo il giudice Mesiano, il patron di Fininvest, e cioè Berlusconi, non poteva non sapere.

«Sarebbe assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito senza che il dominus della società ne sia a conoscenza e lo accetti», scrive il giudice nelle 140 pagine di motivazioni della sentenza rese pubbliche ieri. «Pertanto è da ritenere, “incidenter tantum” ed ai soli fini civilistici del presente processo, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva».
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A questo post va collegato quello sull'Italia berlus-klona
, quello sulle veline, quello su Polanski & Pasolini, quello su Dino Boffo 'santo subito'.
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sabato, 17 ottobre 2009

DIO SALVI LA VELINA

  Gad Lerner, nel suo programma L’Infedele, ha voluto parlare della volgarità e dello “scosciamento” televisivo. E come esempio negativo (probabilmente ispirato anche da un video di Lorella Zanardo), ha voluto citare le veline di “Striscia La Notizia”.
... Le due fanciulle, giustamente risentite, hanno risposto a modo loro, con una predichetta che -a giudizio di molti- ha contribuito a diffondere ancora di più certi luoghi comuni sulle vallette (che sarebbero -dicono i loro detrattori- solo delle povere oche).



  Non sono riuscito a capire tanto accanimento su queste due povere ragazze, e a tale riguardo ho voluto lasciare un mio commento sul blog di Lerner. Che è stato regolarmente pubblicato.
... E voglio sottolineare che, precedentemente, lo stesso commento mi era stato invece censurato sul blog della Zanardo (per via -disse lei- del mio
“turpiloquio”). Anche se bisogna aggiungere che -con molta gentilezza, ma inutilmente- lei mi aveva proposto (pubblicamente, questo mi aveva un po’ infastidito), di re-inviare il commento,  ma stavolta senza “parolacce”.

  Ripropongo anche qui quanto avevo scritto allora. Precisando -e qui provo a capire cosa ha turbato la Zanardi- che quando ho scritto
“Troia”, mi riferivo semplicemente alla famosa città.  E in quanto alle parole “culo, tette, gnocca, cagare, stronzata, scoreggia”, beh, riconosco che effettivamente potevo risparmiarmele, cribbio!
... Ma a questo punto, cazzarola, mi viene un dubbio: si può dire “cribbio”? Non sarà uno "scosciamento" il mio? Non rischio di sembrare un pochettino volgare? Non sarà, anche questa, una brutta e lurida parolaccia?



 

  La lettera-commento sul blog di Gad Lerner

 «Non ho potuto vedere "L’Infedele" (dalle mie parti quel canale è latitante).
Immagino che Gad Lerner abbia detto tante cose intelligenti, ma capisco anche che le veline (e quelli che le preparano), si siano sentit* offes*.
In realtà io trovo che i balletti e l’abbigliamento delle due ragazze siano cosa accettabilissima (peraltro, in un programma in cui si ridicolizzano uomini e donne anche solo perché sbagliano il congiuntivo!). E non capisco proprio dove sia lo scandalo delle due ragazze.

Prendere le due fanciulle come esempio dello “scosciamento”, poi, mi sembra assolutamente sbagliato (capisco che come parabola della volgarità può funzionare, ma resta che -a mio parere- si vede (si dovrebbe vedere, e si è visto) ben altro!
Poi: la replica delle veline, (che hanno citato Macario e Totò, per spiegare questo genere di intrattenimento), l’ho trovata azzeccata. E la girerei a tutte quelle femministe che rimpiangono scioccamente la televisione "professionale" di un tempo (quella delle Canzonissime, dei Padrimariani, eccetera?).

Fra l’altro: negli anni ‘70 si vedevano in giro molte più minigonne di adesso (spesso erano proprio vertiginose), e quella antica sfrontatezza in un certo qual senso serviva addirittura -se sono stato informato bene- a rivendicare la riappropriazione del proprio corpo.

Quelli di “Striscia”, bisogna dirlo, stanno passando per un periodo delicato. Si sono offesi per alcune lettere a Dagospia (anche in quel sito c’è qualche culo/tetta/gnocca, chissà perché di quelle non si scandalizza nessuno?
… Francamente, se detesto ‘Striscia’ è perché la trovo falsa. Soprattutto quando finge di attaccare (e invece "umanizza"), quell’utilizzatore finale che è il piduista. Il problema delle veline, invece, non lo vedo proprio. Oppure passa in secondo piano. E quelle due vallette, con la loro replichetta a Lerner, hanno solamente -questo il solo torto- lasciato intendere di non aver mai seguito un corso di dizione (io aggiungerei che a scuola non hanno mai studiato le poesie: perlomeno che non hanno imparato a leggerle con un po’ di enfasi!).
Tuttavia: penso che una donna che fa l’operaio sia più ‘oggettizzata’ di quanto lo sono le due veline. E aggiungo che anche il sottoscritto (che fa un lavoro manuale, che mette a rischio la salute fisica e psicologica), si sente ‘oggettizzato’.
Le due veline leggevano un testo scritto? Sembravano delle oche? Se è per questo, fanno cagare (anche di più) pure le pubblicità dei calciatori (che rispondono a comando perfino alle interviste, che si denudano, che passano per idioti senza che nessuno gridi allo scandalo). Inoltre: il maschilismo esiste sicuramente (penso a Silvio con la Bindi), ma gridare “al lupo al lupo”, e dire che le cose vanno sempre peggio (aggiungendo certe argomentazioni dell’altro secolo, e di nuovo accusando la televisione, come faceva nell’antichità di Troia quel maschilista di Pier Paolo Pasolini), mi sembra una liturgia penosa. Che rischia di irritare tante e tanti.
… Se ho detto solo stronzate, e se non avete un modo gentile per farmi capire i miei errori, vi prego di scusarmi, di ignorare me e quanto ho scritto. Al limite mandate una pernacchia (ma anche una scoreggia va bene)».

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domenica, 11 ottobre 2009

SINISTRA COL BURQA

  Non ci vuole mica molto per capire che andare in giro con il burqa è cosa senza senso!
Insomma, salvo che non si abbia qualcosa da nascondere, e salvo che non si voglia assaltare una banca, perché mai dovrebbero consentirci di passeggiare tra la folla senza che ci possano vedere il viso?
... Invece, incredibile ma vero, proprio mentre alcune autorità islamiche contestano questa schifezza pre-islamica, certa sinistra si sforza di giustificarla. E resta da capire se questi buonisti accetterebbero di far entrare a casa loro un fantasma tutto nero (che in realtà potrebbe essere anche un criminale o un terrorista).

  E’ incredibile che a lottare contro questa assurdità del burqa sia la  spregiudicata (anche politicamente), Daniela Santanché. Cioè una donna che ormai non ha più alcuna credibilità.
E mi chiedo se noi di sinistra possiamo permettere che questi argomenti vengano lasciati a certa becera destra pseudo-kattolica. Che poi fa di ogni erba un fascio.
 

  Sulla questione del velo integrale il sito di Roberto D’Agostino (Dagospia), ha pubblicato una mia lettera. Che  ripropongo subito dopo il video di Billy Idol. 
... Una lettera in cui parlo di queste povere donne ridotte a spettri. E che mostrano -quando va bene- solo gli occhi. (Occhi che evidentemente non hanno diritto di avere un volto).
 


«Cara Dagospia,
voto da sempre per la sinistra, ma in questo caso sono completamente d'accordo con la Danielona Santanché: il burqa, quando si è nella pubblica piazza, dev’essere assolutamente proibito.
Diverso può essere il discorso quando una donna musulmana entra in un luogo di preghiera islamico (dove si può presumere che tutti la conoscono, e magari che approvano quella scelta).
... La Santanché, tuttavia, dovrebbe astenersi da queste iniziative. Per il semplice motivo che con quella faccia (e dopo tutti quei salti della quaglia che ha fatto ), rischia di sputtanare una causa sacrosanta.
Anzi, mi meraviglia scoprire che non si vergogna a girare per strada. Per cui, visto che il burqa è inappropriato, abbia la decenza di starsene segregata in casa, grazie».

            Pellizzer
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mercoledì, 30 settembre 2009

LA BRUNETTA KE STIMO

  Dopo essersela presa un po’ con tutti (con argomenti qualunquistici e toni isterici), il ministro Renato Brunetta è stato costretto a darsi una calmata. E, tanto per cominciare, ha ritirato (alla chetichella), alcune delle più astruse misure contro i presunti “fannulloni”.
... Questo presuntuoso (che si atteggia perfino a moralista), dovrebbe finalmente dimostrare quel che vale. Perché fin qui ha dimostrato di aver la lingua lunga, ma si direbbe che per il resto è minidotato in tutto.

  Tanto per cominciare (e invece di difendere lo schifosissimo scudo fiscale),  il Brunetta dovrebbe individuare anche nel suo schieramento (e magari denunciare apertamente), quella classe parassitaria che fin qui ha cercato solo dentro all’opposizione.
...
Invece niente. Il tapino preferisce parlare e starnazzare in libertà. Sempre fingendo di non vedere dove ci sta portando il suo governo. Sempre fingendo di non vedere lo schifo di questa destra,  e di questo Imperatore che nomina senatrici le sue cavalle.

E intanto il Renatino si tiene stretto il suo orticello sito in Berluskolandia.

  Il Brunetta ancora si illude di essere “il più amato dagli italiani”. Pretende di essere rispettato. Anche quando starnazza sui “fannulloni che spesso stanno a sinistra”. Anche quando ciancia sui poliziotti “panzoni e passacarte”.

Pretende di essere preso sul serio, il ministrino. Anche quando dice: “Io povero, non bello e non ricco, ho fatto il culo al mondo e sono la Lorella Cuccarini del governo Berlusconi”
... Lui, il mini-ministro che poi si offende se D’Alema lo definisce “energumeno tascabile”. E che si irrita se Franceschini dichiara: “La sola Brunetta che rispetto è quella dei Ricchi e Poveri”.

  Subito dopo il video, propongo anche in questo blog due articoli (il primo di Francesco Merlo, il secondo di Michele Serra), che ho trovato molto interessanti. Su questo mini-ministro Brunetta, e su tutti quei politicanti che vorrebbero cercare il Nemico nello schieramento avverso.

"Sarà Perchè Ti Amo"  (brano dei Ricchi e Poveri)

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  â–º Dall’articolo: “I ministri dell’astio…”
(di Francesco Merlo, per “Repubblica”)

Ogni giorno c'è un ministro dell'Astio, il sovrauomo Brunetta innanzitutto, che vomita trivialità ora su uno ora su un altro pezzo d'Italia: i cineasti sono parassiti, la borghesia è marcia, i professori sono ignoranti, gli statali sono fannulloni, gli studenti sono stupidi, gli economisti sono sconclusionati…
[…] Parole che esprimono il senso compiuto di questi cortigiani del Principe che hanno un conto aperto con la natura o con la società e approfittano del loro potere per sfogarsi…
[…] Brunetta, Gelmini, Bondi e, qualche volta, anche Sacconi e Tremonti, trattano l'Italia come una pessima bestia da addomesticare, hanno elevato il disprezzo ad arte di governo, vogliono far espiare al Paese le loro inadeguatezze e le loro frustrazioni.
Bondi per esempio crede che la cultura sia il computo di sillabe in versi sciolti. Brunetta, che non sopporta la bassezza degli indici di produttività, vorrebbe disitalianizzare l'Italia per farne un campo di concentramento laburista: il lavoro detentivo rende liberi, belli, grandi e anche biondi. La Gelmini persegue un sessantotto al contrario che lobotomizzi fantasia e dottrina e mandi al potere i ragionieri con la lesina come scettro.
Di Bossi è inutile dire: vanta una lunga carriera fondata sulla parolaccia, sul dito medio, sulla scatole rotte, sulla carta igienica, sul ce l'ho duro…
[…] È la stizza di chi, per avere i favori del Principe, non ha badato a spese, ha cambiato i propri connotati, ha ceduto l'anima…

 


â–º Dall’articolo: “Demagogia al governo”
(di Michele Serra, per “Repubblica”)

A partire dal fascismo, l’odio per le élite (vedi il complotto demo-pluto-giudo-massonico), è un classico del populismo autoritario…
[…] Il poco che rimane della borghesia antifascista (certamente un'élite) e della classe dirigente repubblicana e costituzionale (un'altra élite) è l'ultimo argine culturale, etico e storico che si frappone al trionfo incontrastato dei Brunetta, del loro adorato leader e della piccola borghesia reazionaria che li vota in massa. Il loro capo, da solo, ha più potere dei fantasmatici "poteri forti" messi assieme, più denaro, più media, più altoparlanti e più balconi, più giornali, più giornalisti, più servitù e più tutto. Ma, effettivamente, nonostante questo potere fortissimo, Berlusconi non è élite, non è classe dirigente, non è statista (gli statisti uniscono i popoli, non li spaccano a metà come una mela). È potere senza rispetto, ricchezza senza status, popolarità senza prestigio. Brunetta, che è animoso e sincero, avverte nel profondo questa inadeguatezza. Ma piuttosto che investirne, con la dovuta umiltà, se stesso e il suo capo, si aggrappa al popolo e indica nelle "élite di merda" il Nemico da combattere. In questo Brunetta (come parecchi ex socialisti, ahimè) è il berlusconiano perfetto: pur di non dubitare di se stesso, attribuisce ogni problema alla malvagità del Nemico. Urgerebbe un analista, se anche gli psicanalisti non fossero, come è ovvio, una élite di merda.

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domenica, 20 settembre 2009

IL PAPI CHE NON PAGA

  Dov’era papi-Silvio la notte in cui è stato eletto Barack Obama? Sembra una barzelletta, ma mentre il mondo tratteneva il fiato, il Berluska se ne stava a letto con Patrizia D’Addario!
... La Patty
, che in una recente intervista ha descritto la scena, ha colto la palla al balzo per dire la sua sul femminismo. Nell'occasione ha spiegato anche la differenza tra una escort e una prostituta, e ci ha illustrato i meccanismi di scambio tra sesso e potere.

  Subito dopo il video, ripropongo i passaggi più importanti di questo suo illuminante racconto.
Con cui
ha voluto descrivere per bene tutto quell’ambiente schifosamente kitsh che è palazzo Grazioli. Senza tralasciare tutto il resto: i pacchettini regalo, le generose buste, le smorfie, e le immancabili lesbiche (che evidentemente piacciono tanto al papi, sebbene il vecchio si mostri ostile ai Pacs!).
... E, naturalmente, senza dimenticarsi di spiegarci com’è stata che l’anziano piduista è riuscito a far breccia -fra l’altro- nella intimità del suo cuore.


     Sandra, con "Maria Magdalena"
     ( per la serie: '80, ma non li dimostra )

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Dalla intervista a Patrizia D’Addario

(di Ida Dominijanni, per “Il Manifesto”)



* Umberto Bossi dice che dietro le escort c'è la mafia, che gli rispondi?
Dietro di me non c'è proprio nessuno. Sono sola, più sola di così...e anche prima di questa avventura ero una ragazza sola, che cercava di andare avanti in qualche modo e di mantenere la famiglia. Senza grilli per la testa, come si dice. Hanno scritto che mi piace fare la bella vita, io non ho mai fatto la bella vita. I soldi che guadagnavo mi servivano per pagare i debiti di famiglia, dopo il suicidio di mio padre.

* Mi spieghi la differenza fra una escort e una prostituta? Mi è parso di capire...
[…] Non è che la escort sia quella di lusso e la prostituta quella di strada. C'è dignità anche nelle prostitute di strada. Non credo che si divertano o che gli piaccia la vita che fanno. Escort o prostituta, se una donna fa questo lavoro è per necessità, o per per problemi familiari, o perché è stata portata violentemente a farlo.

* È il tuo caso?

Un fidanzato violento, sì. Un capitolo molto oscuro della mia vita, subito dopo la morte di mio padre. Prima di conoscere quest'uomo non avevo mai fatto la escort […] Forse alcune, poche, lo fanno per il piacere di arricchirsi. Io l'ho fatto per superare dei problemi, ma senza mai starci bene.

* Berlusconi dice di non avere mai pagato per una prestazione sessuale. Ed effettivamente te non ti ha pagata, no? Niente buste…
Infatti. Perché io gli parlai del mio residence, e lui promise di aiutarmi. E io credetti che il suo regalo fosse quella promessa.

* Ad altre ragazze, che tu sappia, le ha date queste buste?

Qualcuna l'ha già detto, che ha ricevuto una busta.

* Sì, ma si sarebbe trattato appunto solo di un regalo, diecimila euro. Quindi se il presidente dice di non aver mai pagato per una prestazione sessuale, forse intende che ha fatto solo dei regali, gratuiti.

Sarà...

* Del resto, non è che una prestazione sessuale costi 10.000 euro, o sì?

Dipende con chi.

* A Repubblica hai detto che a palazzo Grazioli c'era una sorta di harem, ma che mentre «nei veri harem c'è rispetto per le donne, lì c'era solo lui». Puoi spiegarmi meglio? Ti è sembrata una situazione allestita per il narcisismo del Capo?

Lui è lì al centro dell'attenzione. E' un ottimo padrone di casa, cordiale e affettuoso, arrivava con questi pacchettini e tutte erano lì adoranti, facevano la gara a chi ne riceveva di più, e lui era compiaciuto di questo, lui ama circondarsi di ragazze, ogni cena è un'occasione per conoscerne di nuove. E fra queste ragazze c'è molta competizione. Una gara agguerrita per piacergli. E poi c'è la prescelta, o le prescelte.

* … Il presidente dice: «Non ho mai pagato una lira per fare sesso, mi piace la seduzione e la conquista». Tu ti sei sentita sedotta e conquistata da lui?

La prima sera no. Eravamo lì in tante, il presidente alcune le conosceva altre no. Sapeva benissimo chi gli portava Tarantini. E' stato molto galante, è venuto lui da me a presentarsi, mi ha chiesto che cosa faccio e se volevo andare in televisione, ballare, cantare, gli ho risposto di no, che della tv non me ne importava niente.
Più tardi ha detto, davanti a tutti, «c'è qui una ragazza che non si fida più degli uomini, le faremo cambiare idea», evidentemente sapeva tutto di me da Tarantini che s'era rivenduto la mia storia, e io mi sono arrabbiata perché parlava dei fatti miei a voce alta. Non ero ammaliata, non ho fatto la ola come le altre, e quando prima Tarantini poi il presidente stesso mi hanno chiesto di restare per la notte ho risposto «no grazie» e me ne sono andata.
Forse è stata proprio questa mia freddezza che l'ha incuriosito, mentre tutte fibrillavano per una comparsata in una fiction o al Grande Fratello, e lo ha spinto a richiedermi a Tarantini per la seconda volta. Già che ci sono, su quella prima sera vorrei puntualizzare che io avevo pattuito con Tarantini 2000 euro per la cena e basta, non, come qualcuno ha scritto, 1000 per la cena e altri 1000 se restavo. Invece ne ho avuti solo 1000.


* Perché non sei rimasta? Solo perché non era nei patti, o perché non eri ammaliata? O per la situazione? Hai già detto che c'erano altre escort, due lesbiche fra le altre. Era una situazione imbarazzante? Era troppo?

Posso solo dirti che c'erano altre ragazze, e che qualcuna dice che non mi conosce e non mi ha mai vista, invece io c'ero e le ho viste, ragazze che lavorano in televisione, la prima sera ce n'era più d'una, compreso qualche nome che non è ancora uscito.

* E la seconda sera?
La seconda sera era diverso. Non c'erano tutte quelle ragazze della prima volta, ed era programmato che restassi. Avevo accettato credendo davvero che lui avesse interesse per me, per la mia vita, per il mio problema. Lui cerca di colpirti dimostrando una grande sensibilità. Ma è tutta una finzione, una finzione reale pura. La verità è che siccome con l'offerta di andare in tv non funzionava, lui è passato per la porta del mio cuore. Ha fatto leva sul suicidio di mio padre.

* E' questo che gli diresti sulle tecniche di conquista se accettasse il faccia a faccia?

Questo, e altre cose sui momenti intimi che abbiamo avuto. Quella notte è stata lunga, le sue tecniche di conquista ha avuto modo di sfoderarle tutte. Sembrava affettuoso, ma era finto. E ora dice che mi manda in galera per 18 anni... voglio che me lo dica in faccia.

* Dalla registrazione della telefonata del giorno dopo, anche tu sembri affettuosa. Era una cosa vera o faceva parte della prestazione?

No, io non recito mai. Avevamo passato insieme la notte e questo per me aveva creato una intimità.

* Quella notte era il 4 novembre, tutti avevamo altro per la testa. Tu non eri curiosa delle elezioni americane?
Sì, ma finché c'erano anche gli altri le abbiamo seguite su un video. Quando Obama è stato eletto eravamo soli. Il presidente è stato chiamato da qualcuno, è tornato e mi ha detto «abbiamo il nuovo presidente americano»… Era tranquillo. Ma non ne abbiamo parlato tanto.

* Com'è Palazzo Grazioli?

Bello. Un po' kitsch però.

* I tuoi rapporti con Barbara Montereale come sono? Si sono rotti?

… Le vere amiche nei momenti difficili ti stanno vicino, lei ha tentato di infangarmi. Mi ha attribuito una volontà di vendetta, io non ho mai meditato vendette. Avrei potuto fare nomi, descrivere situazioni, ma ho parlato solo di me stessa.

* Perché hai accettato di candidarti nella lista "La Puglia prima di tutto"? Che t'aspettavi da quella candidatura, o da quella a Strasburgo? E ti sentivi davvero in grado di fare politica?

Tarantini mi chiese il curriculum per le europee, poi mi disse che la moglie di Berlusconi aveva fatto casino e che bisognava soprassedere, e in cambio mi offrì «La Puglia prima di tutto». Perché accettai? Sempre con l'idea che mi potesse essere utile per concludere il progetto che ha portato al suicidio mio padre. E' il mio unico obiettivo, gliel'ho promesso sulla sua tomba.

* Che pensi di Veronica Lario?
Mi pare una donna forte, una donna che ha sofferto, anche lei. Giusto stanotte non riuscivo a
dormire e ho letto un libro su di lei.

* Curiosità: hai un'idea del femminismo, e quale?

Penso questo, che ci sono tante donne in gamba, più degli uomini, e che spesso alle donne tocca fare la parte delle donne e degli uomini.
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   A questo post va collegato quello su Dino Boffo 'santo subito', quello su Silvio matador bugiardo, quello sull'allarme omofobia, quello sull'effetto emulazione.
Inoltre: quello sul
'metodo Svastichella', e quello sull'ora di religione.

Tutte queste scoreggine (e molte altre), sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.pureQUA, e sul blog F.&FASTIDI.

domenica, 13 settembre 2009

BERLUSKA, OLE' OLE'

Il Berluska (che ieri si sentiva più forte di Superman), adesso dice di considerarsi il miglior premier da 150 anni a questa parte.
Inoltre rivela di essere anche un valoroso torero: olééé!

Nel frattempo, le piroette verbali con cui cerca di giustificare i suoi scandali sessuali si rivelano per quel che sono: autentiche e gigantesche balle, come gli ha fatto notare il quotidiano "La Repubblica".
... Ri-olééé!




  Ebbene sì, il Silvio-matador (nonché Superman), nella sua foga è riuscito a sparare anche questa: "Credo sinceramente di essere di gran lunga il migliore presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia". Nientemeno.
… Comunque sia, dopo la pagliacciata-show alla Maddalena, Sua Prescrizione è stato subito incornato dal quotidiano La Repubblica. Che gli ha rinfacciato le troppe, clamorose menzogne [leggi qui], che ha cercato di rifilarci per l’ennesima volta (e anche le tante cafonaggini: mi consenta!).

  E’
partito in picchiata Michele Serra. Che ha così scritto: "Uno che dice 'sono il migliore degli ultimi 150 anni', ben prima di essere tacciato di essere un despota, in una comunità sana è imputabile di essere un imbarazzante cafone”.
… E Sebastiano Messina, invece, ha ironicamente accusato il papi-premier di essersi mostrato troppo modesto: “Perché si è limitato a dichiararsi superiore solo ad Alcide De Gasperi, al conte di Cavour e a Mussolini? Cosa gli ha impedito di paragonarsi -con sicuro e indiscutibile successo- a tutti gli altri? Giulio Cesare, per dire, fece molte trasferte, ma non vinse una sola Coppa dei campioni. Augusto vedeva certamente lontano, ma non aveva neanche una televisione. Per non parlare di Lorenzo De’ Medici, di Garibaldi, e di Federico II, che non avevano certo il suo charme. E soprattutto non avevano quella virtù che Berlusconi possiede in modo impareggiabile: la modestia”.   

  Ma è stato come al solito Giuseppe D’Avanzo ad inforcarlo con più foga. Ricordandogli che il problema non è la sua frenesia sessuale in sè stessa. Ma il danno che può recare al Paese un premier non più credibile. Un uomo che in teoria proclama le sue 'radici cristiane', e in pratica è precipitato in un ambientino dove si confondono e si scambiano candidature, prostituzione, affari, droga, ricatti.
… Soprattutto questi ultimi, i ricatti, sottolinea D'Avanzo. Facendo notare come “il via vai di prostitute a Palazzo Grazioli, le cene, le feste, il sesso, le orge, insomma le abitudini di vita e il veleno della satiriasi espongono con tutta evidenza Silvio Berlusconi a pressioni e tensioni che nessuno è in grado oggi di immaginare. Nemmeno il presidente del Consiglio”.
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Dall’articolo “Lo scandalo in Parlamento”
di Giuseppe D’Avanzo (per “Repubblica”)

Sesso, prostituzione, affari, droga. In questo ambiente è precipitato Silvio Berlusconi, per un'intima fragilità irrisolta e denunciata per tempo da Veronica Lario. Da questo ambiente possono saltar fuori molti intrighi e troppi ricatti che il capo del governo è ormai palesemente incapace di prevedere e controllare…
[…] Quante sono le ragazze che possono umiliare pubblicamente o addirittura compromettere il capo del governo? Le amiche di Tarantini, se il giovanotto ha detto il vero, sono più o meno trenta. Come Patrizia D'Addario, qualcuna tra loro ha conservato imbarazzanti documenti sonori o visivi di Berlusconi? Dove finiscono o dove possono finire le informazioni - e magari le registrazioni e le immagini - in loro possesso? Senza voler considerare, poi, che Gianpaolo Tarantini è stato soltanto uno - uno solo - dei ruffiani del presidente, l'ultimo arrivato, il più arruffone a quanto pare…
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   A questo post va collegato quello su Dino Boffo 'santo subito', quello su Silvio matador bugiardo, quello sull'allarme omofobia, quello sull'effetto emulazione.
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'metodo Svastichella', e quello sull'ora di religione.

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mercoledì, 09 settembre 2009

EFFETTO 'EMULAZIONE'

Possiamo davvero parlare di “allarme omofobia”? Oppure le recenti discussioni sono basate su una omo-bufala?
Un articolo di Alfredo Vaccarella (in questo mio post), ha messo in fila i fatti, e ha provato a rimettere in discussione una certa liturgia. Facendomi aumentare i dubbi su certa tiritera piagnona (che, fra l'altro, potrebbe risvegliare certi pazzi e certi criminali, magari suggestionati dal cosiddetto “effetto emulazione”).

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Personalmente, mi rendo conto che qualcosa i giornali dovevano inventarsi. Purtroppo l’allarme suina  non tira più, quella sui cani randagi è passata di moda, e l’allarme rom fa effetto ormai solo sui burini.
… E' vero che ci sarebbe ancora la minaccia della pedofilia (che funziona sempre, in ogni stagione), ma anche di quella non si può più abusare: c'è il pericolo che  a parlarne troppo la gente non ci creda più!


  E’ triste sottolinearlo: negli stessi giorni dell'aggressione al "Gay Village", una anziana 67enne ha spinto una 63enne sotto il treno. E perfino Fabrizio Corona ha rischiato il linciaggio (per mano dei suoi stessi fan, peraltro). Poi, naturalmente, sono continuati gli stupri (anche a ragazzine minorenni, e senza che il loro orientamento sessuale c’entrasse niente).
… Ebbene: nessuno ha inventato un nome per questi tipi di violenza: evidentemente sono considerati normale amministrazione? Evidentemente non fanno trendy come le violenze ‘politicamente scorrette’ sui gay?


 
Mi rendo conto che viviamo in un mondo che diventa sempre più piccolo. Un ‘villaggio globale’ dove -tanto per cominciare- la convivenza non si costruisce con le poesie buoniste. E neppure gridando ‘al lupo al lupo’.
… Ad ogni modo, sulla questione mi sono permesso di esprimere qualche dubbio anche altrove. E l'ho fatto con un commento a
questo post di Ermes, sul blog Il Popolo Sovrano. Commento che ripropongo anche qui, subito dopo "Smalltown Boy" (il brano cantato da J. Sommerville, che nel video originale descriveva un episodio omofobico).

 «Potrei sbagliarmi di grosso, ma dico lo stesso quel che penso sulla questione (e naturalmente sono pronto a cambiare idea).
Ebbene: fatico a credere a questa presunta "emergenza omofobia". Soprattutto se, incredibilmente, a gridare "al lupo al lupo" è Vladimir Luxuria (che pure ha vinto il famoso reality, anche grazie alla sua intelligente "diversità"). E soprattutto se, contemporaneamente, mi si vuol far credere (come ha fatto stasera Aurelio Mancuso, durante il programma "Iceberg"), che Marcello Veneziani odia i gay.
Marcello Veneziani non è omofobo. Certamente non lo diventa per l'articolo -citato da Mancuso- sulle "frittate gay" (sebbene ho trovato anch'io penosa la descrizione che il giornalista ha fatto degli omosessuali: penosa, ma certamente non omofobica).

... A mio parere la violenza non guarda in faccia ai gusti sessuali. Altrimenti gli stupri alle ragazzine minorenni come vogliamo chiamarli: minorennofobia forse?
Penso che entro certi limiti gli episodi di questi giorni sono la inevitabile e dolorosa conseguenza della recente (sacrosanta!) gaya "visibilità". Penso -magari mi sbaglio pure qui- che si debba fare i conti anche con il cosiddetto "effetto emulazione". Alimentato pure da chi grida all'omofobia senza calcolare le parole (e magari lo si fa per capitalizzare il momento a fini politici!). E penso che chi si proclama rappresentante dei gay (come Aurelio Mancuso), dovrebbe stare più attento alle parole che dice. Soprattutto quando decide di indicare i presunti "nemici" degli omosessuali. Altrimenti a rimetterci è la sua stessa credibilità».

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domenica, 30 agosto 2009

BOSSI, KE MENAGRAMO!

Ditelo a Umberto Bossi, quello che "ce l'aveva duro". Ditelo a Calderoli, quello della "porcata". Ditelo a questi ridicoli eredi spirituali dei Celti, che adesso si spacciano per "l'unico partito che veramente ha radici cristiane".

Diteglielo chiaro: se sono ignoranti quelli che non conoscono "Fratelli D'Italia", sono degli autentici idioti quelli che cantano il "Và Pensiero" senza capirne il significato (... non sanno che è da menagrami, che porta sfiga, e che in ogni caso con la Padania non c'entra una mazza!).



  G
ià una volta il senatùr aveva fatto brutta figura, mostrando di non aver capito il nostro Inno nazionale. E infatti i suoi avversari gli avevano dovuto spiegare che non è la Padania (bensì la 'Vittoria'!), a dover diventare “schiava di Roma”. 
… Ma adesso, dopo che Bossi ha sparato la sua raffica di kazzate ferragostane, è la stampa tradizionalmente amica della Lega a dovergli rinfacciare di aver frainteso pure il testo del “Va Pensiero”!

  Proprio così: Diego Minonzio (su Libero), dopo aver ammesso che ascoltando l’Inno di Mameli “ti viene subito voglia di spaghetti e mandolino”, ha subito aggiunto (cfr. quanto riportato più sotto, subito dopo il video), che quando si sente cantare il Va Pensiero si sente il bisogno di “stringere il cornetto contro il malocchio”.
… E dunque, di grazia, qualcuno spieghi al senatùr Umberto la differenza tra un lamento della lirica (che ovviamente spinge all'emotività), e un inno nazionale (che per forza di cose deve essere trionfale). Glielo si spieghi anche a nome del patriota Giuseppe Verdi, che non si può certo difendere da tanta confusion. Già, il povero Verdi, che si starà rivoltando nella tomba, visto che gli tocca vedere la sua opera strumentalizzata da quattro baùchi (nel dialetto veneto sarebbero gli ignoranti: e ai leghisti il vernacolo piace tanto, vero?).


           
"Confusion" (degli Electric Light Orchestra)





Dall’articolo “Dicano al senatur che il Và Pensiero è un canto di sconfitta”
(di Diego Minonzio, per “Libero”)


«…Se vogliamo dircela tutta, questa storia narrata nel Nabucco, con questo povero popolo eternamente vessato e sconfitto e umiliato e offeso, di questi ebrei erranti che gliene capitano di tutti i colori e che il primo che passa li prende a schiaffi e, insomma, tutto questo piagnonismo in mezzo al deserto, al Giordano e alle piramidi, che c’azzecca con il Po, le zanzarosissime pianure padane e l’etica del faccio-tutto-io e dello sgobbare di genti ‘nordiche’ come quelle a cui Bossi fa riferimento? Non è forse un po’ un inno da sconfitti, da poveracci, addirittura da menagrami?».




 
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mercoledì, 19 agosto 2009

Torna a casa, Bossi!

Che pena il vecchio Bossi che balbetta su bandierine, dialetti, e gabbie salariali.

Che nostalgia dell'Umberto furioso che "ce l'aveva duro" (...quel Bossi che difendeva Milosevic, che sputava su Prodi, che offendeva 'papi' Berluska, che gridava al complotto degli ebrei, dei massoni, e degli amerikani).



  T
orniamo per un attimo al 20 febbraio 1999. Quel giorno la Lega Nord decide di aprire i mitici gazebo bianchi per raccogliere le firme contro la legge Turco-Napolitano sull' immigrazione.
… E quel giorno l’erede spirituale dei Celti (il senatùr Umberto Bossi), va a Crema per tenere uno dei suoi più infuocati discorsi: innanzitutto per incoraggiare l’iniziativa, ma anche per difendere Milosevic, scatenarsi contro Prodi, contro i massoni, contro Berluska, contro il
“capitalismo ebraico”, e contro il “sistema mondialista” degli americani.


        
'American Generation'
(della
'Ritchie Family')



  Pietro Citati, per Repubblica, ha voluto riproporre i passaggi più interessanti di questo glorioso comizio che Bossi ha tenuto in quel di Crema. Precisando che prima ha dovuto tradurlo
“in una specie di italiano” (pare che non fosse chiara la sintesi che ne aveva fatto Mauro Bottarelli su La Padania.).
… Ma soprattutto, Citati ha voluto prima avvertire i suoi lettori: in quel discorso si avvertono
“gli echi di un libro, il Mein Kampf di Adolf Hitler, che Bossi dovette leggere, o di cui sentì parlare quando era giovane”.




Da un discorso
very crazy dell’Umberto Bossi
(traduzione di Pietro Citati, che lo ha letto su La Padania e lo ha riproposto su Repubblica)

 

«L
o scontro in atto è ormai chiaro… c' è il capitalismo individualista e mondialista americano, guidato da venti potentissimi banchieri ebrei di Wall Street.
Dopo la nascita dell' Europa, questo capitalismo teme di perdere il proprio predominio sulla Francia, la Germania, l' Italia; e perciò ha deciso di indebolire e scardinare dalle fondamenta tutte le nazioni europee. Non può permettersi di perdere. Non ha scrupoli né incertezze, e usa tutti i mezzi possibili. In primo luogo, l' immigrazione clandestina: Wall Street vuole esportare in Europa venti milioni di extracomunitari per corrompere il nostro sangue e la nostra economia. In secondo luogo, la droga, che viene dagli Stati Uniti.
Basta vedere la guerra del Kossovo: gli americani si sbracciano contro Belgrado perché il Kossovo è la principale fabbrica di eroina nel mondo e gli americani non vogliono concorrenti. Noi, gente padana, stiamo con i serbi e Milosevic.
[…]. Il capitalismo ebraico di Wall Street ha i suoi complici anche in Italia. Per esempio i massoni, come Prodi, che fa parte dell' Aspen Institut. E io intendo pubblicare tutti i nomi dei massoni, che difendono gli interessi ebraico-americani in Italia.
 I complici li vedete da tutte le parti. Eccoli, quelli del Polo, Berlusconi, Fini e tutti gli altri, questi complici degli Americani. Ma gli Americani non passeranno. Non ci riempiranno di clandestini e di droga. Noi discendiamo dai celti, e non lo consentiremo. Siamo qui, soli, con le nostre camicie verdi, il ricordo della Lega Lombarda e di Alberto da Giussano, soli contro quelli di Roma e Berlusconi. Vinceremo».





  A questo post va collegato quello sul curriculum del papi, quello sull'ultima panzana della Lega, quello sulla ipocrita Madre Teresa, quello sulla figlia ingrata di Berluska, quello sulla sciocchina che siede alla destra del 'papi', quello sulle "istruzioni" del Premier.
Altri post: quello sul
"Pasolini da dimenticare",
quello sul 'velino' Carlo Rossella, quello sull'Italia di Bossi, Berluska, & Sacconi, quello sulle lesbo-fantasie di Silvio, quello sulle rivelazioni del senatore Guzzanti, e quello sulle orge-party a casa del premier.
Tutte queste scoreggiette (e altre ancora), sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.pureQUA, e sul blog F.&FASTIDI.
Infine: in alternativa al video della Ritchie Family che ho proposto prima, suggerisco anche questo.