NATALE OGNI DI'

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domenica, 11 gennaio 2009

L’ISLAM PRE-OKKUPA


Anche in Italia sono iniziate le “prove tecniche di okkupazione islamica”.


Una festa dell’obbrobrio: bandiere bruciate, fantocci insanguinati, slogan terrificanti, svastiche sui negozi degli italiani di origini ebraica, preghiere sui marciapiedi (ma anche davanti alle chiese e in mezzo alla strada: che ce frega!).




  L
’arcivescovo di Milano aveva auspicato la “moschea di quartiere”, e si è ritrovato con la moschea sotto alla “Bela Madunina”.
… Intanto: la Lega ne approfitta per sputare il suo veleno (e magari tartassare gli extracomunitari regolari). E certa sinistra komunista coglie la palla al balzo per lanciare estintori (ed evocare così la insulsa rivoluzione proletaria).

  Per fortuna non tutti hanno mandato il cervello all’ammasso, neppure tra i capi religiosi islamici. E l’imam di Milano (Yahya Pallavicini, vicepresidente "Coreis"), non mostra alcun entusiasmo per le aperture dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi verso certi sobillatori islamici.
… Rispetto alle preghiere “a sbafo” dei musulmani fanatici (sui sagrati delle cattedrali, sui marciapiedi, alla stazione centrale di Milano e ormai ovunque), l’imam non si è mostrato affatto comprensivo.

  Intervistato sulla questione (da Francesco De Remigis, per Il Giornale), l’imam ha manifestato tutto il suo orrore per certi suoi correligionari.
… E ha dichiarato: «Noi religiosi ci sentiamo offesi dalla strumentalizzazione della preghiera in una manifestazione non autorizzata, coordinata e promossa dall’Ucoii. Né le autorità religiose, né l’arcivescovo Tettamanzi, devono prestarsi alla loro subdola ricerca di legittimazione.
... Non posso riconoscere i criteri di regolarità della preghiera soprattutto quando viene fatta con un’occupazione e con un’ostentazione che non hanno alcuna legittimità, né religiosa né civile. Penso che, dopo l’arroganza dimostrata, ora vogliano fare i lupi travestiti da agnelli incontrando Tettamanzi, magari chiedendo scusa.
… Da imam di Milano e da religioso mi permetto di invitare l’arcivescovo a non prestarsi a questo gioco di affermazione dei simpatizzanti di Hamas. Invece di scusarsi con l’arcivescovo, dovrebbero scusarsi con la cittadinanza per la situazione che hanno creato. La loro azione è un’offesa alla preghiera nel senso più generale ed è una conferma della loro volontà di strumentalizzare politicamente la religione, che è poi la filosofia costituzionale di Hamas e dei Fratelli musulmani.
… Da italiano, occidentale e cittadino, penso che debbano presentare le scuse alle autorità civili e alla polizia per il disordine creato da una manifestazione non autorizzata. Abbiano la pietà spirituale o il pudore reverenziale di non mischiare noi, Tettamanzi o il rabbino capo nelle loro faccende di bassa politica»
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giovedì, 18 dicembre 2008

IO NON ERO EBREO

Quelli che “…vennero a prendere gli ebrei, e non ho fatto nulla perché io non sono ebreo”.



  Ditelo a Sua Santitudine Benedictus in 13°: Gianfranco Fini (che per L’Osservatore Romano è stato meschino), ci ha costretti a riflettere sulle colpevoli distrazioni della Chiesa concordataria (e sulle meschinità di tanti presunti kattolici e antifascisti!

  E dunque, il caro Ratzinger, che lavorava per i nazisti, si chieda dov’era Santa Romana Chiesa (quella dei “perfidi giudei”), quando furono promulgate le leggi razziali!

  ... A proposito: che fecero i vari Luigi Einaudi, Padre Agostino Gemelli, Giulio Carlo Argan?  E il giovane Giorgio Bocca? E il mezzo ebreo Alberto Moravia?



    *     *     *     *     *     *     *    *    *    *    *    *

   
 Pierluigi Battista (per il Corriere della Sera)

La «non reazione» della Chiesa, certo. Ma nel '38 e negli anni successivi non reagì, non parlò, non si oppose nessuno. Il silenzio imbarazzato o accondiscendente nei confronti delle leggi razziali promulgate dal fascismo coinvolse cattolici e laici, conservatori e progressisti. Le eccezioni furono rarissime…
Vittorio Foa, che mai recriminò contro i coetanei che facevano carriera mentre lui languiva nelle prigioni fasciste, verso la fine della sua vita ruppe il suo riserbo («non so bene perché diavolo lo faccio ») e scrisse: «Non uno di quegli illustri antifascisti aveva detto una sola parola contro la cacciata degli ebrei dalle scuole, dalle università, dal lavoro, contro quella che è stata un'immonda violenza».

Dieci anni fa Giulio Andreotti si chiese perché non si fossero avviate indagini critiche «sul comportamento di senatori come Croce, De Nicola, Albertini, Frassati, che disertarono la seduta del 20 dicembre 1938 facendo passare senza opposizione la legislazione antisemita ». Vero. Ma non risultano commenti altrettanto indignati di Andreotti sulle accuse che padre Agostino Gemelli, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, mosse nel '39 all'indirizzo degli ebrei, «popolo deicida» che «va ramingo per il mondo » a scontare le conseguenze di quell'«orribile delitto».
E a proposito di Croce fa molta impressione leggere, nel libro "L'espulsione degli ebrei dalle accademie italiane" di Annalisa Capristo, l'elenco degli intellettuali che risposero con zelo ed entusiasmo al censimento per identificare «i membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti che cesseranno di far parte di dette istituzioni». Bastava una compilazione burocratica e svogliata dei moduli, per chi non avesse avuto il coraggio di sottrarsi a quel compito infame.

E invece i Giorgio Morandi e i Gianfranco Contini, i Roberto Longhi e i Natalino Sapegno, i Nicola Abbagnano e gli Antonio Banfi, gli Alessandro Passerin d'Entrèves e i Giuseppe Siri (e centinaia con loro, illustri come loro) vollero sfoggiare «l'aggiunta di esplicite dichiarazioni antisemite sotto forma di precisazioni ai vari quesiti tenuti nella scheda». Da Luigi Einaudi, che sottolineò orgoglioso «l'appartenenza alla religione cattolica ab immemorabile», a Ugo Ojetti, che fu puntuale fino alla pignoleria: «Cattolico romano, dai dieci ai sedici anni ho servito tutte le domeniche».
Solitaria eccezione, appunto, quella di Benedetto Croce, che rispedì al mittente i moduli della vergogna con impareggiabile sarcasmo: «L'unico effetto della richiesta dichiarazione sarebbe di farmi arrossire, costringendo me, che ho per cognome CROCE, all'atto odioso e ridicolo insieme di protestare che non sono ebreo, proprio quando questa gente è perseguitata».

Era già una «persecuzione »: ci voleva poco a capirlo, malgrado i risibili rosari autoassolutori del «non sapemmo » e del «non capimmo». Mentre Alberto Moravia implorava le autorità fasciste perché gli venisse data la possibilità di continuare a scrivere sulle riviste («sono cattolico fin dalla nascita, mio padre è israelita, ma mia madre è di sangue puro »), Guido Piovene recensiva rapito Contra Judeos di Telesio Interlandi. Il giovane cattolico Gabriele De Rosa (in un «libercolo » che lo storico decenni dopo avrebbe definito «goffo e scriteriato ») inveiva contro «il focolare ebraico» in Palestina, alimentato dal popolo responsabile della crocifissione di Gesù Cristo.
Il giovane Giorgio Bocca discettava sui pericoli del piano ebraico di conquista del mondo rivelata dai (falsi) Protocolli dei savi Anziani di Sion. Giulio Carlo Argan, colto collaboratore del regime per la difesa dei beni culturali e artistici, in una corrispondenza del 1939 dagli Stati Uniti dissertava sull'influenza del «potentissimo elemento ebraico» in America. Una fornitissima appendice documentaria apparsa nella seconda edizione del «lungo viaggio» di Ruggero Zangrandi «attraverso il fascismo» descrisse nel 1962 l'ampiezza del consenso servile degli intellettuali alla politica antisemita del regime, ricostruito per la prima volta in quegli stessi anni da Renzo De Felice nella Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo…

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  Questa scoreggetta vi è stata testè lanciata dal ‘fastidioso dirimpettaio’.

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lunedì, 20 ottobre 2008

RAZZISTI DI COMODO

Giusto per chiarire: chi uccide un ragazzo di colore è un criminale ( e il razzismo è altra cosa).

... Chi ruba i biscotti, invece, è un bullo, o un ladro, o tutte e due le cose (se non lo fa per fame!).




  N
on può essere considerato razzista che ha ucciso Abdoul a sprangate.
Giustamente, perché il razzismo è una idea sbagliata (e spesso -ma non sempre- anche odiosa), ma chi commette un crimine va oltre qualunque idea.
... Un criminale, peraltro, potrebbe sentirsi intimamente nobilitato da una patente ideologica che generalmente non possiede (perché, sia chiaro, anche per essere razzisti bisogna leggere qualche libro!).

  Chi aggredisce, violenta, e deruba una prostituta nigeriana -tanto per fare un esempio- potrebbe usare le idee xenofobe come auto-giustificazione al suo gesto. E così facendo potrebbe perfino ottenere la comprensione di certi ingenui buonisti (quelli sempre disposti a dare la colpa di tutto all’ambiente, alla cultura, alla famiglia, o al governo). 
Se si fa confusione tra razzismo e crimine, c'è il rischio che certe idee possano essere considerate una specie di ‘intrigo ideologico’. Una droga che annebbierebbe la coscienza, imponendole di ‘delirare’.
… Francamente troppo per chi, magari (tornando all’esempio di quello che ha aggredito la prostituta), è interessato solamente a farsi una trombata gratis, pure col vantaggio di mettersi in tasca i soldi altrui (preferibilmente quelli di una 'irregolare', che non può neppure denunciare l’accaduto!
).

  Per evitare il razzismo inconsapevole, sarebbe il caso di non far santo chi non si conosce.
Il discorso vale anche per Abdoul (il giovane ucciso a sprangate perché aveva rubato dei biscotti). Se non altro perché santo non si direbbe che lo fosse mai stato.
Ed è penoso vedere che anche durante la manifestazione in suo onore (in cui venivano stoltamente citate le parole di Martin Lhuter King), si sono scatenati quei giovinastri di colore che cercano solo lo scontro con i 'bastardi bianchi'.

... Insopportabile, poi, sentir dire che Abdoul era un bravo ragazzo. E’ una litania che ormai non si nega più a nessuno (lo si dice dei morti a Castelvolturno, lo si è detto di Leonardo Sandri, lo si dice a priori, anche di quei fanatici che sono andati in Bulgaria per gridare al Duce!).
Piuttosto bisogna chiedere il rispetto di regole chiare e comprensibili. Sempre e per tutti.

  Regole chiare sempre e per tutti. Altrimenti non c’è alternativa, e ad avvantaggiarsene è la destra xenofoba. Come è successo anche in Austria, dove (prima di schiantarsi in auto), era ritornato sulla scena il raffinato e ambiguo Joerg Haider (qui in una simpatica foto).
D’altra parte, anche a Castelvolturno si erano visti i “neri e fieri”  (quei bulli che -con la scusa della protesta contro la camorra- se la prendevano contro le auto della polizia, contro i cartelli stradali, contro i cassonetti, contro le cabine telefoniche, contro tutto quel che apparteneva alla intera collettività, e di cui loro pure beneficiavano).


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categorie: varie, pensieri, riflessioni, vita, news, emozioni, razzismo, attualitĂ 
domenica, 05 ottobre 2008

MEGLIO GAYO KE PRETE

Meglio avere un figlio gay o un figlio prete?

  Marcello Veneziani (su Libero), se lo è chiesto: "Meglio avere un figlio gay, o prete"?
... Pare che in sicilia un ragazzo effeminato abbia lasciato i genitori costernati. Non per la sua presunta omosessulità, bensì per la sua decisione di farsi prete.
Il padre -viene spiegato nell'articolo- è convinto che tutto dipenda dalla scarso interesse che il ragazzo ha per le donne.
E si dice addolorato, perchè avrebbe preferito un figlio che vive liberamente la sua inclinazione. Qualunque essa sia.

  In questo modo -conclude sempre Veneziani- viene ribaltato lo stereotipo del terrone che "mena suo figlio ricchione perchè disonora la virilità della casa" (come quando un ragazzo di Palermo è stato accoltellato dal padre pregiudicato).
Ma in questo caso (come per l'allarme razzismo), la sinistra non vuole vedere il cambiamento epocale. Perchè -lascia intendere Veneziani- è tutta preoccupata di denunciare i casi di omofobia.

  E a questo punto, una domanda sorge spontanea: cosa aspettano i komunisti a chiedere che Vladimir Luxuria venga cacciata dall'Isola dei Famosi?
Non per il programma spazzatura (una delle poche cose che salvano il mondo). E neppure per i fianchi da muratore della Vladi.
Semplicemente perchè la transgender sta contraddicendo quello che certa sinistra cerca nei gay (e che cerca nei neri, nelle donne, nei rom, e in tutte le 'categorie protette').


Cosa cerca certa sinistra dalle presunte minoranze? Il solito e petulante piagnisteo da sfruttare in chiave politica, la denuncia della discriminazione, che la autorizza ad autonominarsi difensora dei derelitti. Quelli veri, e quelli presunti.


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sabato, 04 ottobre 2008

SEI RAZZISTA PURE TU

Siamo tutti razzisti.


Lo siamo quando giudichiamo male qualcuno, solo perchè ha la pelle nera. Ma lo siamo anche quando lo giustifichiamo a priori, senza neppure conoscerlo (e lo facciamo per principio: di nuovo perchè quello ha la pelle nera!).

S
iamo tutti razzisti, indipendentemente dallo schieramento in cui stiamo.  E' razzista certa destra (quella becera e stolta). Lo è spesso e volentieri certa sinistra (il suo razzismo è ancora più insidioso: si ammanta di finto ed ipocrita buonismo. E di pelosa carità, spacciata per solidarietà).


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  D'
altra parte, per capirlo bastava guardare
AnnoZero.
In quell'arena c'erano i razzisti "all'occorrenza" (Flavio Tosi, che ha dovuto studiare un pò, e il miglioramento per fortuna si vede), e c'erano quelli che lo sono "quando fa trendy" (la Santanchè, che i clandestini li prendeva volentieri a pedate, ma adesso ci parla con rispetto: dipende da cosa fa tendenza!).
... Ma c'erano anche i razzisti inconsapevoli. Quelli che si dicono solidali con gli stranieri "per tradizione di famiglia" (Gad Lerner, che si è ricordato di essere ebreo di sinistra, e dunque decide di essere sempre e comunque dalla loro parte).

  E' razzismo offrire un alibi a quei ragazzi che mostrano i loro 'fogli di via' (neanche fossero medaglie al valore!).
E' razzismo metterli tutti nello stesso pentolone, facendone un fascio (se -ancorchè stranieri- avessero avuto la pelle bianca , noi avremmo pensato che erano davvero degli sfrontati ad esibire pubblicamente la loro clandestinità!).
E' razzismo chiamare "fratello " un nero (con un uomo dalla pelle bianca non ci si permetterebbe mai questo paternalismo!). 

 Razzismo è far parlare un nero che si finge in lutto per la morte di "Abba" Abdoul (il ragazzo ucciso a sprangate perchè aveva rubato i biscotti).
Razzismo è far parlare uno come lui, che intanto è addobbato come un discotecaro (fosse stato bianco, avremmo detto che è un burino plagiato dai programmi spazzatura!).
Razzista è chi pensa invece che questo burino è vestito così perchè fa parte della sua "cultura" (ancora un pò e arriva la frase più razzista di tutte: "Hanno la musica nel sangue").
Razzista è chi non ha chiesto a questo sciocchino come mai se ne andava in giro con Abdoul a rubare i biscotti (certamente non per fame: dunque per bullismo? O perchè amava farsi beffe dei "bastardi visi pallidi"?).
... E sarebbe stata una domanda comunque inutile: lui avrebbe detto che non ha mai rubato niente, è stato sempre qualcun altro a farlo!

  R
azzismo è essere "comprensivi" con certa gentaglia.
Se li consideriamo nostri fratelli, e se riconosciamo loro quella dignità che vogliamo per noi, allora dobbiamo pretendere da loro quel che si pretende da una persona adulta e vaccinata. 
Ma è appunto il razzismo che porta a pensare -sotto sotto- che loro sono solo dei poveracci, dei miserabili.

Perchè -questo il punto- siamo di nuovo fermi al colore della loro pelle.

                 
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domenica, 21 settembre 2008

MARTIN, TU PERDONALI

Nel nome di Martin Luther King (che per ovvi motivi non si può difendere), i razzisti "Neri e Fieri"  hanno minacciato i milanesi.
Con questo meraviglioso avvertimento: "Possiamo fare male a questa città!".


... Il resto del Paese si metta in fila e attenda  il suo turno: ma non ci bastavano i vari Borghezio, Calderoli, e Gentilini vari?




  M
ilano. Molta paura e molta rabbia, durante il corteo che doveva ricordare la morte di Abdoul  (Abdoul Guibra detto "Abba"
, il 19enne ucciso a sprangate dopo che aveva rubato dei biscotti
).
Quattrocento esaltati (per metà neri, per metà 'rossi' dei centri sociali), hanno cercato lo scontro con gli odiati 'sbirri'.
Morale: in via Manzoni sono state danneggiate diverse auto. Rovesciati una ventina di motorini. Tra spintoni e urla insulse, tra slogan patetici e inutilmente retorici ("Abba è vivo", "Abba e qui e lotta insieme a noi", "Riposati fratello", "Il nostro sangue è come il vostro", ecc.).
Gran finale (con preghiera), davanti al bar dove Abdoul aveva rubato i biscotti.

  Adesso certa sinistra ha deciso che Abdoul è la nuova icona del pacifismo e dell’antirazzismo.
Niente di più ridicolo. E prima di farlo santo sarebbe stato il caso di verificare se almeno il ragazzo ha compiuto qualche miracolo (tra i kattolici si usa così).
E per ora, al netto delle inutili chiacchiere, si sa solo che frequentava il "Leoncavallo" (un posticino molto tranquillo, vero?), e che teneva in camera il poster di
'50 Cent' (un cantante molto tranquillo anche quello, no?).
Infine, si sa che se ne andava in giro con gli amici a rubare i biscotti
(certo non per fame: magari per sfida ai bastardi 'visi pallidi'? ... E i gestori del bar -volendo credere al racconto che fanno adesso- pensavano stesse portando via l'incasso).

  Qualcuno doveva spiegare a questi bulli che anche per fare il ladro di polli ci vuole una certa stoffa.
E bisognava dire loro che è pericoloso farsi trovare con le mani nella marmellata. O con i biscotti altrui. Perchè c’è il rischio di incrociare qualcuno che è più ladro di noi, e infatti uno dei due che hanno inseguito e ucciso Abdoul aveva precedenti (per rapina, violenza sessuale, tentato omicidio).
Bisognava spiegare a questi ragazzi che non si ruba mai in casa di un ladro. E infatti si è scoperto proprio in questi giorni che un 24enne (Angelo Gullo, scomparso da 15 anni), era stato in realtà ucciso. Eliminato brutalmente solo perché aveva rubato nella villa di Totò Riina (per lui niente manifestazioni di partito: non aveva il merito di tenere la pelle nera!).

  Fa pena che la morte di Abdoul sia stata buttata in politica, con la scusa dell’antirazzismo.
Niente di strano se anche la manifestazione di solidarietà si è poi caratterizzata per la furia -razzista anch’essa- di quei 'fieri neri' che hanno detto al 'Corriere della Sera': "Lanciamo un segnale. Ci siamo, possiamo fare male a questa città che ci tratta come bestie"

 
        
        
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  Un devoto omaggio di fine post: un video con Martin Luther King, l'incolpevole che è stato scioccamente citato nel corteo che doveva ricordare "Abba" (QUI !!!).
Inoltre, una simpatica discussione sul leader della nonviolenza
(QUI !!!).
               
          
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sabato, 20 settembre 2008

RAZZISMO TRASVERSALE

Allarmi, siam razzisti !!!
...
E lo sono pure i ne(g)ri !!!



  S
cene da guerriglia urbana a Castelvolturno. Dove oltre 200 extracomunitari si sono armati di mazze per poter giocare alla rivoluzione.
Sotto la pioggia, con tutto il rancore possibile e immaginabile (e magari qualche ormone da scaricare), hanno rotto tutto quello che gli capitava sotto il naso. 
Gli extracomunitari gridavano: "Ma quale droga, noi non siamo criminali".
Ma resta che hanno mandato in frantumi i vetri di diverse auto che passavano. Poi si sono accaniti contro saracinesche e cabine telefoniche. E anche contro le pattuglie della polizia (costretta a non reagire, per non far degenerare il tutto).



  ... Ecco, sarebbe bello che ognuno cominciasse a parlare solo per sè. Altrimenti, in questo "noi" c'è il solito razzismo (trasversale, purtroppo, a tutti i colori dell'umanità).
Perchè esisteranno pure gli italiani imbecilli e criminali (anche tanti), ma ce ne sono pure tra gli africani (e non necessariamente per colpa della società).
Sono sicuramente razzisti quegli africani che pretenderebbe di vedere il male solo nell'altra tribù (che in questo caso saremmo noi italiani, compresi i nostri poliziotti, e incluse le nostre melefiche cabine telefoniche).

  I cartelli di questi energumeni (con le collanone al collo, e magari con qualche bicchiere di troppo), parlavano chiaro: "Italiani bastardi". E anche: "Italia senza legge".
... C'è da ridere a sentirli dire che non c'è legge: magari è proprio l'anarchia e la libertà dalle regole che questi bravi ragazzi cercavano! D'altra parte, se ci fosse più rigore, questi qui dovrebbero essere tutti in galera da un pezzo. E senza tante scuse.
Certa teppaglia dovrebbe cercare di ricordare da dove è venuta. Certa teppaglia dovrebbe chiedersi come mai  ha cercato un posto al sole, ma poi ha deciso di trasferirsi proprio dove è difficile lavorare onestamente e in tranquillità. 
Magari non c'è un perchè. Magari invece sì.

          *       *       *       *       *       *       *  

  Un simpatico omaggio di fine post: lo sceriffo Giancarlo Gentilini che parla (e sparla) del suo "Vangelo", della sua "rivoluzione", dei turaccioli che ficcherebbe su per il culo ai suoi avversari (TITILLARE QUI !!!).
              
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postato da: pellizzer2 alle ore 12:52 | link | commenti
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