Dopo essersela presa un po’ con tutti (con argomenti qualunquistici e toni isterici), il ministro Renato Brunetta è stato costretto a darsi una calmata. E, tanto per cominciare, ha ritirato (alla chetichella), alcune delle più astruse misure contro i presunti “fannulloni”.
... Questo presuntuoso (che si atteggia perfino a moralista), dovrebbe finalmente dimostrare quel che vale. Perché fin qui ha dimostrato di aver la lingua lunga, ma si direbbe che per il resto è minidotato in tutto.
Tanto per cominciare (e invece di difendere lo schifosissimo scudo fiscale), il Brunetta dovrebbe individuare anche nel suo schieramento (e magari denunciare apertamente), quella classe parassitaria che fin qui ha cercato solo dentro all’opposizione.
... Invece niente. Il tapino preferisce parlare e starnazzare in libertà. Sempre fingendo di non vedere dove ci sta portando il suo governo. Sempre fingendo di non vedere lo schifo di questa destra, e di questo Imperatore che nomina senatrici le sue cavalle.
E intanto il Renatino si tiene stretto il suo orticello sito in Berluskolandia.
Il Brunetta ancora si illude di essere “il più amato dagli italiani”. Pretende di essere rispettato. Anche quando starnazza sui “fannulloni che spesso stanno a sinistra”. Anche quando ciancia sui poliziotti “panzoni e passacarte”.
Pretende di essere preso sul serio, il ministrino. Anche quando dice: “Io povero, non bello e non ricco, ho fatto il culo al mondo e sono la Lorella Cuccarini del governo Berlusconi”.
... Lui, il mini-ministro che poi si offende se D’Alema lo definisce “energumeno tascabile”. E che si irrita se Franceschini dichiara: “La sola Brunetta che rispetto è quella dei Ricchi e Poveri”.
Subito dopo il video, propongo anche in questo blog due articoli (il primo di Francesco Merlo, il secondo di Michele Serra), che ho trovato molto interessanti. Su questo mini-ministro Brunetta, e su tutti quei politicanti che vorrebbero cercare il Nemico nello schieramento avverso.
"Sarà Perchè Ti Amo" (brano dei Ricchi e Poveri)
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â–º Dall’articolo: “I ministri dell’astio…”
(di Francesco Merlo, per “Repubblica”)
Ogni giorno c'è un ministro dell'Astio, il sovrauomo Brunetta innanzitutto, che vomita trivialità ora su uno ora su un altro pezzo d'Italia: i cineasti sono parassiti, la borghesia è marcia, i professori sono ignoranti, gli statali sono fannulloni, gli studenti sono stupidi, gli economisti sono sconclusionati…
[…] Parole che esprimono il senso compiuto di questi cortigiani del Principe che hanno un conto aperto con la natura o con la società e approfittano del loro potere per sfogarsi…
[…] Brunetta, Gelmini, Bondi e, qualche volta, anche Sacconi e Tremonti, trattano l'Italia come una pessima bestia da addomesticare, hanno elevato il disprezzo ad arte di governo, vogliono far espiare al Paese le loro inadeguatezze e le loro frustrazioni.
Bondi per esempio crede che la cultura sia il computo di sillabe in versi sciolti. Brunetta, che non sopporta la bassezza degli indici di produttività, vorrebbe disitalianizzare l'Italia per farne un campo di concentramento laburista: il lavoro detentivo rende liberi, belli, grandi e anche biondi. La Gelmini persegue un sessantotto al contrario che lobotomizzi fantasia e dottrina e mandi al potere i ragionieri con la lesina come scettro.
Di Bossi è inutile dire: vanta una lunga carriera fondata sulla parolaccia, sul dito medio, sulla scatole rotte, sulla carta igienica, sul ce l'ho duro…
[…] È la stizza di chi, per avere i favori del Principe, non ha badato a spese, ha cambiato i propri connotati, ha ceduto l'anima…
â–º Dall’articolo: “Demagogia al governo”
(di Michele Serra, per “Repubblica”)
A partire dal fascismo, l’odio per le élite (vedi il complotto demo-pluto-giudo-massonico), è un classico del populismo autoritario…
[…] Il poco che rimane della borghesia antifascista (certamente un'élite) e della classe dirigente repubblicana e costituzionale (un'altra élite) è l'ultimo argine culturale, etico e storico che si frappone al trionfo incontrastato dei Brunetta, del loro adorato leader e della piccola borghesia reazionaria che li vota in massa. Il loro capo, da solo, ha più potere dei fantasmatici "poteri forti" messi assieme, più denaro, più media, più altoparlanti e più balconi, più giornali, più giornalisti, più servitù e più tutto. Ma, effettivamente, nonostante questo potere fortissimo, Berlusconi non è élite, non è classe dirigente, non è statista (gli statisti uniscono i popoli, non li spaccano a metà come una mela). È potere senza rispetto, ricchezza senza status, popolarità senza prestigio. Brunetta, che è animoso e sincero, avverte nel profondo questa inadeguatezza. Ma piuttosto che investirne, con la dovuta umiltà, se stesso e il suo capo, si aggrappa al popolo e indica nelle "élite di merda" il Nemico da combattere. In questo Brunetta (come parecchi ex socialisti, ahimè) è il berlusconiano perfetto: pur di non dubitare di se stesso, attribuisce ogni problema alla malvagità del Nemico. Urgerebbe un analista, se anche gli psicanalisti non fossero, come è ovvio, una élite di merda.
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A questo post va collegato quello su Dino Boffo 'santo subito', quello su Silvio matador bugiardo, quello sull'allarme omofobia, quello sull'effetto emulazione.
Inoltre: quello sul 'metodo Svastichella', e quello sull'ora di religione.
Tutte queste scoreggine (e molte altre), sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.pureQUA, e sul blog F.&FASTIDI.
Ebbene sì, il Silvio-matador (nonché Superman), nella sua foga è riuscito a sparare anche questa: "Credo sinceramente di essere di gran lunga il migliore presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia". Nientemeno.
E’ partito in picchiata Michele Serra. Che ha così scritto: "Uno che dice 'sono il migliore degli ultimi 150 anni', ben prima di essere tacciato di essere un despota, in una comunità sana è imputabile di essere un imbarazzante cafone”.
Ma è stato come al solito Giuseppe D’Avanzo ad inforcarlo con più foga. Ricordandogli che il problema non è la sua frenesia sessuale in sè stessa. Ma il danno che può recare al Paese un premier non più credibile. Un uomo che in teoria proclama le sue 'radici cristiane', e in pratica è precipitato in un ambientino dove si confondono e si scambiano candidature, prostituzione, affari, droga, ricatti.
A questo post va collegato quello su Dino Boffo 'santo subito', quello su Silvio matador bugiardo, quello sull'allarme omofobia, quello sull'effetto emulazione.Ditelo a Umberto Bossi, quello che "ce l'aveva duro". Ditelo a Calderoli, quello della "porcata". Ditelo a questi ridicoli eredi spirituali dei Celti, che adesso si spacciano per "l'unico partito che veramente ha radici cristiane".
Diteglielo chiaro: se sono ignoranti quelli che non conoscono "Fratelli D'Italia", sono degli autentici idioti quelli che cantano il "Và Pensiero" senza capirne il significato (... non sanno che è da menagrami, che porta sfiga, e che in ogni caso con la Padania non c'entra una mazza!).
Già una volta il senatùr aveva fatto brutta figura, mostrando di non aver capito il nostro Inno nazionale. E infatti i suoi avversari gli avevano dovuto spiegare che non è la Padania (bensì la 'Vittoria'!), a dover diventare “schiava di Roma”.
… Ma adesso, dopo che Bossi ha sparato la sua raffica di kazzate ferragostane, è la stampa tradizionalmente amica della Lega a dovergli rinfacciare di aver frainteso pure il testo del “Va Pensiero”!
Proprio così: Diego Minonzio (su Libero), dopo aver ammesso che ascoltando l’Inno di Mameli “ti viene subito voglia di spaghetti e mandolino”, ha subito aggiunto (cfr. quanto riportato più sotto, subito dopo il video), che quando si sente cantare il Va Pensiero si sente il bisogno di “stringere il cornetto contro il malocchio”.
… E dunque, di grazia, qualcuno spieghi al senatùr Umberto la differenza tra un lamento della lirica (che ovviamente spinge all'emotività), e un inno nazionale (che per forza di cose deve essere trionfale). Glielo si spieghi anche a nome del patriota Giuseppe Verdi, che non si può certo difendere da tanta confusion. Già, il povero Verdi, che si starà rivoltando nella tomba, visto che gli tocca vedere la sua opera strumentalizzata da quattro baùchi (nel dialetto veneto sarebbero gli ignoranti: e ai leghisti il vernacolo piace tanto, vero?).
"Confusion" (degli Electric Light Orchestra)
Dall’articolo “Dicano al senatur che il Và Pensiero è un canto di sconfitta”
(di Diego Minonzio, per “Libero”)
«…Se vogliamo dircela tutta, questa storia narrata nel Nabucco, con questo povero popolo eternamente vessato e sconfitto e umiliato e offeso, di questi ebrei erranti che gliene capitano di tutti i colori e che il primo che passa li prende a schiaffi e, insomma, tutto questo piagnonismo in mezzo al deserto, al Giordano e alle piramidi, che c’azzecca con il Po, le zanzarosissime pianure padane e l’etica del faccio-tutto-io e dello sgobbare di genti ‘nordiche’ come quelle a cui Bossi fa riferimento? Non è forse un po’ un inno da sconfitti, da poveracci, addirittura da menagrami?».
A questo post va collegato quello su Dino Boffo 'santo subito', quello sul 'metodo Svastichella', e quello sull'ora di religione.
Tutte queste scoreggine (e molte altre), sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.pureQUA, e sul blog F.&FASTIDI.
Che pena il vecchio Bossi che balbetta su bandierine, dialetti, e gabbie salariali.
Che nostalgia dell'Umberto furioso che "ce l'aveva duro" (...quel Bossi che difendeva Milosevic, che sputava su Prodi, che offendeva 'papi' Berluska, che gridava al complotto degli ebrei, dei massoni, e degli amerikani).
Torniamo per un attimo al 20 febbraio 1999. Quel giorno la Lega Nord decide di aprire i mitici gazebo bianchi per raccogliere le firme contro la legge Turco-Napolitano sull' immigrazione.
… E quel giorno l’erede spirituale dei Celti (il senatùr Umberto Bossi), va a Crema per tenere uno dei suoi più infuocati discorsi: innanzitutto per incoraggiare l’iniziativa, ma anche per difendere Milosevic, scatenarsi contro Prodi, contro i massoni, contro Berluska, contro il “capitalismo ebraico”, e contro il “sistema mondialista” degli americani.
'American Generation' (della 'Ritchie Family')
Pietro Citati, per Repubblica, ha voluto riproporre i passaggi più interessanti di questo glorioso comizio che Bossi ha tenuto in quel di Crema. Precisando che prima ha dovuto tradurlo “in una specie di italiano” (pare che non fosse chiara la sintesi che ne aveva fatto Mauro Bottarelli su La Padania.).
… Ma soprattutto, Citati ha voluto prima avvertire i suoi lettori: in quel discorso si avvertono “gli echi di un libro, il Mein Kampf di Adolf Hitler, che Bossi dovette leggere, o di cui sentì parlare quando era giovane”.
Da un discorso very crazy dell’Umberto Bossi
(traduzione di Pietro Citati, che lo ha letto su La Padania e lo ha riproposto su Repubblica)
«Lo scontro in atto è ormai chiaro… c' è il capitalismo individualista e mondialista americano, guidato da venti potentissimi banchieri ebrei di Wall Street.
Dopo la nascita dell' Europa, questo capitalismo teme di perdere il proprio predominio sulla Francia, la Germania, l' Italia; e perciò ha deciso di indebolire e scardinare dalle fondamenta tutte le nazioni europee. Non può permettersi di perdere. Non ha scrupoli né incertezze, e usa tutti i mezzi possibili. In primo luogo, l' immigrazione clandestina: Wall Street vuole esportare in Europa venti milioni di extracomunitari per corrompere il nostro sangue e la nostra economia. In secondo luogo, la droga, che viene dagli Stati Uniti.
Basta vedere la guerra del Kossovo: gli americani si sbracciano contro Belgrado perché il Kossovo è la principale fabbrica di eroina nel mondo e gli americani non vogliono concorrenti. Noi, gente padana, stiamo con i serbi e Milosevic.
[…]. Il capitalismo ebraico di Wall Street ha i suoi complici anche in Italia. Per esempio i massoni, come Prodi, che fa parte dell' Aspen Institut. E io intendo pubblicare tutti i nomi dei massoni, che difendono gli interessi ebraico-americani in Italia.
I complici li vedete da tutte le parti. Eccoli, quelli del Polo, Berlusconi, Fini e tutti gli altri, questi complici degli Americani. Ma gli Americani non passeranno. Non ci riempiranno di clandestini e di droga. Noi discendiamo dai celti, e non lo consentiremo. Siamo qui, soli, con le nostre camicie verdi, il ricordo della Lega Lombarda e di Alberto da Giussano, soli contro quelli di Roma e Berlusconi. Vinceremo».
A questo post va collegato quello sul curriculum del papi, quello sull'ultima panzana della Lega, quello sulla ipocrita Madre Teresa, quello sulla figlia ingrata di Berluska, quello sulla sciocchina che siede alla destra del 'papi', quello sulle "istruzioni" del Premier.
Altri post: quello sul "Pasolini da dimenticare", quello sul 'velino' Carlo Rossella, quello sull'Italia di Bossi, Berluska, & Sacconi, quello sulle lesbo-fantasie di Silvio, quello sulle rivelazioni del senatore Guzzanti, e quello sulle orge-party a casa del premier.
Tutte queste scoreggiette (e altre ancora), sono sul blog N.tuttoL'ANNO, sul blog N.pureQUA, e sul blog F.&FASTIDI.
Infine: in alternativa al video della Ritchie Family che ho proposto prima, suggerisco anche questo.
Col caldo i pensieri diventano leggeri, leggerissimi. E a ferragosto anche il cervello va in vacanza.
... Nonostante questo, Umberto Bossi (quello che voleva buttare il tricolore nel cesso), si vede costretto a continuare con i suoi ‘effetti speciali’. D’altra parte, di politica seria da quelle parti non se ne parla proprio: non sanno neppure dove stia di casa!
Adesso il Bossi, con quella faccia, vorrebbe introdurre il dialetto nelle scuole. E se ne esce spiegando che gli italiani non conoscono “Fratelli D’Italia”, mentre tutti -sempre a suo dire!- conoscono molto bene il Va’ Pensiero.
... Bisognerà ricordare al senatùr che il Và Pensiero (nelle intenzioni del patriota GiuseppeVerdi), era il canto degli ebrei. D’altra parte, non risulta che in Padania -ma se è per questo neppure in Terronia!- si siano mai viste le “rive del Giordano”, o le “Torri di Sion atterrate”.
Fino a ieri era così, caro senatùr! E sarà così anche domani. Con o senza il tuo fantomatico federalismo.
A questo post va collegato a quello sulla ipocrita Madre Teresa, a quello sulla sciocchina che siede alla destra del 'papi', a quello sulla figlia ingrata di Berluska, a quello sulle "istruzioni" del Premier, e a quello sul 'velino' Carlo Rossella.
Concita De Gregorio, che è la direttora de L’Unità, ha confermato quanto aveva raccontato il senatore Paolo Guzzanti (ex Forza Italia, oggi acerrimo nemico di Berluska). E cioè: che sarebbero stati in molti -in troppi perché la cosa possa essere negata!- ad aver controllato le fantomatiche intercettazioni di due importanti primedonne del centro-destra.
... Trattasi di intercettazioni a luci rosse (poi distrutte), dove si tirava in ballo il cavaliere, i sistemi per farglielo impennare, e altre gaie scorribande sessuali.
Tutta roba che non era penalmente rilevante, naturalmente. Ma che è stata fatta scomparire per non gettare il discredito su un governo che straparla di 'radici cristiane'.
In questo frangente l’Unità ha recuperato quanto aveva scritto il quotidiano argentino El Clarìn (che aveva riferito di telefonate compromettenti che coinvolgevano il Berluska con una sua attuale ministra, e in cui c’erano “riferimenti al sesso orale, che gli italiani chiamano pompino”).
... Adesso questa storia ritorna d'attualità. E dopo questo nuova tegola sulla testa pelata del Premier (che non si era ancora ripreso dal tradimento della figlia Barbara), anche il blog del senatore Guzzanti è andato in tilt (perchè bombardato dai troppi contatti).
Ma cos'ha scritto, il Guzzanti, di tanto interessante, per aver scatenato tutta questa curiosità verso il suo blog? Ebbene, ha offeso il suo ex amico Berluska (dandogli del “gran porco”). E l'ha accusato di tenere “un atteggiamento puttaniero di disprezzo per le donne”.
... Alla fine, maliziosamente, ha aggiunto che per decenza e carità di patria non vuole riferire a nessuno (se non ai magistrati, ai quali è disposto a fare anche i nomi), le “cose terribili” che gli sono state raccontate da chi aveva potuto esaminare le scandalose intercettazioni.
Ma qualcosa il senatore si sentiva in dovere di rivelarlo immediatamente! E allora, per rendere almeno una vaga idea di quanto fossero scabrose queste registrazioni, Paolo Guzzanti ha solo accennato ad incredibili dialoghi su “rapporti anali non graditi, ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino… consigli fra donne su come abbreviare i tormenti di una permanenza orizzontale pagata come pedaggio…”.
... E così il cavaliere, dopo questo nuovo scandalo, ha dato subito di testa: non è un caso se -dopo le tradizionali minacce ai giornalisti- è andato in delirio e ha dichiarato che “l’Italia è in forte ripresa”!
Insomma: infine, quale altra bomba (mediatica), ci toglierà dai piedi 'sta faccia di bronzo del Silvio?
* A proposito di bombe: come viene spiegato anche nel testo del brano live qui sopra: alle 8,15 del 6 agosto di 64 anni fa il bombardiere Enola Gay sganciava la prima bomba atomica. In questi giorni i rintocchi della campana, ad Hiroscima, hanno voluto ricordare che questa tragedia (per niente gaya), ha spento la vita di ben 140mila persone.
Questo post va collegato a quello sulla ipocrita Madre Teresa, a quello sulla sciocchina che siede alla destra del 'papi', a quello sulla figlia ingrata di Berluska, a quello sulle "istruzioni" del Premier, e a quello sul 'velino' Carlo Rossella.
Interessanti davvero le registrazioni dei dialoghi tra Patrizia D’Addario e Berlusconi. E pure quelle tra la D’Addario e mister Tarantini.
… Per la cronaca: Giampaolo Tarantini è il giovanotto che aveva l’onore di presentare al Premier le “belle figliole” (e che poi finì indagato per favoreggiamento della prostituzione e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio).
Prima che la D’Addario si recasse da Sua Prescrizione (per copularci allegramente assieme, sul mitico “lettone di Putin”), il Tarantini aveva dovuto avvertire la ragazza su un particolare importante: il Presidentissimo Silvio non usa il preservativo.
La Patty, all’idea di lavorare senza precauzioni, aveva protestato: “Senza preservativo, come faccio a fidarmi!”. Ma Tarantini era stato proprio convincente: “Ma sai quanti esami fa lui?”.
… Ad ogni modo, la paura della figliola era più che comprensibile: si sa che i piccoletti ce l’hanno davvero grande e grosso. E infatti la D’Addario, dopo l’accoppiamento, si è lamentata col Premier, dicendogli che aveva provato “un dolore pazzesco, all’inizio!”. (E naturalmente anche questa frase è stata diligentemente registrata: evviva!).
Annàmo proprio bene. Siamo nelle mani di un bidonaro pseudo-liberale.
Il Silvio, ovvero: un vecchietto liftato e incipriato che dice di voler combattere la prostituzione (ma intanto si circonda di escort!). Un piduista che si atteggia a kattolico e ostacola i Pacs (ma poi organizza lesbo-teatrini!). Un “gaio libertino” -come spiegò la Cei- che si spaccia per raffinato ed esperto sessuologo (e poi non usa neppure il goldone!).
Già, perchè -come vedremo dopo- il piduista (che non usa precauzioni ), si è premurato di insegnare il sesso ad una escort.
... E allora c'è più buon senso sui bigliettini dei baci Perugina, o sulle menate che si sentono al bar, e perfino in certi hard-messaggi che si sentono nelle canzoncine.
Il quotidiano inglese Times ha deciso che le registrazioni tra Berluska e le sue "belle figliole" sono "disperatamente luride". Come se non bastasse, adesso tutto il mondo ha scoperto che il cavaliere, quando si incontra con le sue escort, non usa precauzione alcuna.
Incredibile ma vero: Sua Prescrizione non indossa il calzino. Neppure quando fa la pipì fuori dal suo vasetto.
Dalle registrazioni risulta che la Patty D’Addario, in seguito, s’è lamentata con Tarantini anche di un’altra cosa: il Berluska non le aveva -parole sue precise- consegnato “nessuna busta”. Ed è evidente che il Tarantini si è mostrato stupito della cosa: “Veramente?…Uhm…E beh, va beh oh!”.
A questo post va collegato quello sulle "istruzioni del Superpapi", quello sul 'velino' Carlo Rossella, quello sull'Italia di Bossi, Berluska, e Sacconi, e quello sulle orge-party a casa del premier.
Umberto Bossi, a cui hanno fatto credere di essere il ministro delle Riforme, sosteneva che ognuno dovrebbe essere "padrone a casa sua". Senza 'se' e senza 'ma'.
Provasse davvero, il senatùr, ad impuntarsi con i suoi alleati. Così vedremmo cosa resta delle sue (insulse) leggende padane. E cosa rimane di quelle comode poltrone che la Lega ha conquistato grazie alla "Roma ladrona".
Altro che il virus dell'influenza suina: molto più pericolosa è l'epidemia (più vecchia dell'Aids), che tanto preoccupa il ministro Sacconi. Ecco, infatti cos'ha in testa questo qui: "Ogni qual volta constatiamo una condizione difficile per un giovane, individuiamo gli educatori falliti delle famiglie che hanno contratto il virus del '68".
Ma insomma, queste benedette 'tombe fenicie' a villa Certosa, sono una invenzione dei giornali o piuttosto una delle tante kazzate che il Cavaliere racconta e poi subito smentisce?
Michele Serra, su Repubblica, non riesce a spiegarsi come sia stato possibile per tanti kattolici ignorare la pericolosità del Silvio (le leggi ad personam e tutto il resto).
Questo post va collegato a quello sulle "istruzioni del Superpapi", poi a quello su Pasolini "da dimenticare", infine quello sul 'velino' Carlo Rossella.
Per anni si è spacciato per giornalista (tra una foto ritoccata, una notizia infondata, un Verissimo e una Posta del cuore). Ma adesso pare che Carlo Rossella abbia finalmente raggiunto la pace dei sensi. Questo, almeno, sarebbe ciò che lui ha lasciato chiaramente intendere.
Si vede a occhi nudi che Carlo Rossella punta direttamente alla gloria dei cieli, vero? E si capisce che vuole arrivarci come si conviene: i capelli devono essere tutti al loro posto, la cravatta deve essere intonata a tutto il resto, la giacca ha da essere disinvolta ma non troppo, la sciarpina colorata (unica trasgressione concessa), portata con disinvolta trascuratezza.
Questo post va collegato a quello sulle "istruzioni del Superpapi", e a quello su Pasolini "da dimenticare".
Sacrosanta l'ultima campagna moralizzatrice della Lega. Che giustamente ha protestato per le fiction e il cinema che parlano quasi esclusivamente il romanesco.
Certo, sentivamo proprio il bisogno, tra una pubblicità sui pannolini e un documentario di Piero Angela, di vedere la macchietta del cumenda. Ci mancava proprio quel ragazzo della gran Milàn che lavora sempre tanto (e ha fatto i soldi non si sa come). Perchè, insomma, non se ne può più delle solite inflessioni siciliane o trasteverine.
A proposito di bandane: dopo il G8, si è ritornati alla normale -si fa per dire- amministrazione.
Dopo la tregua internazionale, abbiamo dovuto riprendere da dove eravamo rimasti. E abbiamo dovuto affrontare di nuovo lui, che con la complicità dei ‘Salvini boys’ ha criminalizzato gli irregolari (ma dopo averci mandati in Iraq. Peraltro: senza che avessimo il permesso di soggiorno!).
A questo post va collegato quello sulle orge-party in casa Berluska, quello sulle menzogne del ‘gaio libertino', quello su Silvio controfigura di Michael Jackson, e infine quello sui leghisti alleati del papi (che offendono il meridione, difesi da Francesco Alberoni).